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Il blog di Beppe Giuliano Monighini. Dal 2003
20 agosto 2012
Nada y un posto pulito, illuminato bene

Di che aveva paura? Non era paura né terrore. Era un nulla che egli conosceva anche troppo bene. Era tutto un nulla e un uomo era nulla lui pure. Solo questo era e la luce era la sola cosa necessaria, ed un po’ di pulizia ed ordine. Alcuni in quel nulla vivevano senza averne coscienza mai, ma egli invece lo sapeva bene, che tutto questo era nada y pues nada y nada y pues nada. O nada nostro che sei nel nada sia nada il nome tuo nada il regno tuo e sia nada la tua volontà così in nada come in nada. Dacci oggi il nostro nada quotidiano e nada e noi i nostri nada come noi li nadiamo ai nostri nada e non nadare noi in nada ma liberaci dal nada; pues nada. Ave, nulla pieno di nulla, il nulla sia con te. Egli sorrise e si fermò davanti a un bar dove splendeva sotto la luce la macchina a vapore per il caffè espresso.
«Desiderate?» disse il barista.
«Nada
«Otro loco mas» disse il barista e si voltò dall’altra parte.

Avevo proprio bisogno di rileggerli, un'altra volta ancora.




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6 gennaio 2012
Come un atomo, Luisito Bianchi

Sembra la storia stessa della chiesa. Pagine e pagine, anche polemiche, su don Verzè, poche righe su Luisito Bianchi, sacerdote, operaio, scrittore.
Eppure gli dobbiamo ‘La messa dell’uomo disarmato’, un grande libro del ventesimo secolo, come dice la copertina “un romanzo sulla Resistenza” (e non solo), che abbiamo letto grazie al grande lavoro di Giulio Mozzi quando curava la collana ‘indicativo presente’ di Sironi, che pure ha pubblicato ‘Come un atomo sulla bilancia’.
Racconta, questo, degli anni da operaio in una grande, dura, fabbrica, del nord. Non la nomina mai, Luisito Bianchi, e neanche nomina la città - non erano importanti per lui, direi, era la Fabbrica, era la Città della Fabbrica, tutte uguali per chi vive del lavoro - ma sappiamo che era qui, a pochi chilometri da casa mia.

La vita in fabbrica, probabilmente, può essere qualificata con buona parte degli aggettivi che si trovano nel vocabolario della lingua italiana ma anche, credo, in altri vocabolari se la fabbrica si trovasse in altri paesi. Siccome il mio vocabolario è molto limitato, ne scelgo un paio, e anche questi senza troppe sfumature.
Ho avuto l’impressione, forse originata dal fatto che ho letto qualche cosa dei tempi antichi, che la vita di fabbrica si ancorasse a epoche remote, una vita antichissima.
(...) Ogni giorno, entrando nel grande reparto, mi vengono incontro i costruttori delle piramidi, i fabbricanti di mattoni della razza di Mosè, gli esiliati che hanno appeso le loro cetre ai salici lungo i fiumi di Babilonia, la folla che grida nei circhi: pane e giochi, i servi radicati alla terra come piante; e queste lunghe teorie di uomini, senza volto né nome, si mescolano con gli amici del mio reparto e prendono il loro nome e il loro volto.
(...) Può sembrare che faccia della demagogia romantica di bassa lega. Non so dire. Per me la schiavitù non è stata abolita da nessuna convenzione internazionale. Continua nella fabbrica, nel mio reparto, con sbarre un po’ più allargate, ma continua... Non hai il numero sulla schiena ma ce l’hai sul cartellino. È lo stesso. Non hai sul petto il marchio del tuo faraone ma ce l’hai sulla tuta. È lo stesso. L’affitto, il pane, il vestito, la vita della moglie e dei figli, dipendono dal tuo faraone che ha sempre il pollice privilegiato, sia in fabbrica che fuori: e se lo rivolge verso terra, ti accorgi veramente che lui è sempre il padrone.
(...) Non è cambiato niente. Sì, le sbarre si sono allargate, le dinastie faraoniche possono mutare più alla svelta con rivoluzioni nei consigli di amministrazione, possono perfino non avere più nome, ma è rimasto tutto perché la schiavitù continui.

La novità, anche, nella fabbrica:

Ma la vita di fabbrica (e scelgo il secondo aggettivo) è anche sempre nuova. Lo dico non per il gusto della simmetria ma perché, quotidianamente, mi appare veramente così. Del resto non trovo niente di strano che una vita antichissima possa essere sempre nuova. Abramo è antichissimo ed è sempre il padre dei credenti. Bach sta compiendo i trecent’anni e mi suona ancora il clavicembalo ben temperato nella mia stanza... Insomma, l’antico e il nuovo nella vita di fabbrica, o semplicemente nella vita, si danno la mano e camminano sul ritmo del mio passo fino a quando mi fermerò; poi non so che sarà, se tutti e due scompariranno e mi lasceranno fissato per sempre nell’istante degli addii, oppure dovrò io regolare il mio passo sul loro, e chissà che corse!

E la speranza (non la fiducia che le cose cambieranno):

Nei tre anni di fabbrica scopersi, infatti, la speranza. È umiliante affermare che la scopersi a quarant’anni, quando già sapevo, fin dai banchi del catechismo, che esisteva come seconda virtù teòlogale. Ma se si scopre tutto in una volta, non c’è più gusto a vivere. Ho il grande desiderio di scoprire ancora qualche cosa l’ultimo giorno della mia vita, prevedendo il rimpianto che avrò nel lasciare indietro molte cose da scoprire. Se uno scopre la speranza non può disperare.
La speranza, che mi venne incontro senza che io la chiamassi, non ha niente a che vedere con la fiducia che le cose cambieranno. La fiducia nasce dalla constatazione di premesse che lasciano intravvedere delle conseguenze nella direzione desiderata. Io non vedo nessuna premessa e, logicamente, nessuna conseguenza; per questo non ho fiducia.

Chi la fabbrica non la vive non è in grado di capirla, ci racconta l’operaio Luisito Bianchi:

I giovani marxisti-leninisti o di Lotta continua che stazionavano, a giorni, davanti alla fabbrica distribuendo volantini, non l’avevano capito e davano l’impressione che la loro passione operaia consistesse nella scelta di frasi e modi di dire molto più frequenti in altri ambienti che non in fabbrica, forse per coprire il loro smarrimento di fronte a una realtà che non potevano conoscere coi mezzi a loro disposizione.

Perché il lavoro è fatto di tante persone, e delle loro azioni:

Tommaso, in ventiquattro anni di fabbrica, ha messo a tacere non so quanti quadri dirigenti coi suoi consigli sulla lavorazione perché, in sostanza, fuori dalla fabbrica sono tutti manovali.

Ci sono tre sindacati nella mia fabbrica; il quarto, quello dei padroni, lo si trova disperso un po’ in tutti e tre, con percentuale variabile a seconda dei piccoli favori che la direzione sa sapientemente elargire. È chiaro che nessuno vuole appartenere a quest’ultimo sindacato e affermare che un membro della commissione interna o della rappresentanza sindacale del primo o del secondo o del terzo sindacato appartenga al quarto, è ingiurioso e calunnioso; ma gli operai non guardano a certe finezze e lo affermano con estrema tranquillità. Io non l’ho mai affermato, convinto che il solo fatto di appartenervi è già abbastanza umiliante per tutti così che non merita nemmeno parlarne. Ciò non mi impedisce di vederlo e di provare una gran rabbia nel constatare quanto possano attrarre le briciole cadute dalla mensa del padrone.

Per gli impiegati il discorso è diverso. Il picchettaggio è necessario. Gli impiegati si credono dei quadri dirigenti e sperano sempre di allargare il loro quadrato. Non s’accorgono che sono anch’essi un puntino benché i tavoli della loro mensa portino la tovaglia. Ma anche loro, adesso, scioperano, in omaggio alla coscienza sindacale che cresce e alle gomme della loro auto.

Giovanni sospira: Te lo dicevo fin dal primo giorno, ci vogliono ignoranti. Loro comandano soltanto se ci sono degli ignoranti.

I tempi buchi sono un inconveniente tecnico che il capitale non è ancora riuscito a eliminare. Ha cercato, bisogna rendergliene atto, di sopprimerli anche nel mio reparto.

Chi era l’operaio, e sacerdote, che lavorava nella grande, dura, fabbrica?

Allora ero focoso perché ero un ragazzo. Ora sono meno focoso anche se mi sento ancora un ragazzo.

La liturgia m’ha sempre appassionato. Ho una certa familiarità coi monasteri benedettini, dove tutto si compie con una perfezione che farebbe invidia al regista più esigente.

la Salve Regina... tanto è penetrante, soprattutto là dove dice che stai galleggiando in una valle di lacrime e ti invita a fare di tutto per non andare a fondo.

Concelebro col parroco, un uomo chic, di quelli che preferiscono dare un’ora e una scatola di biscotti a una vecchietta da diciottomila lire al mese piuttosto che cinque minuti alla discussione salottiera sulla riforma delle pensioni. Le vecchiette gli sono grate e una loro rappresentanza c’è sempre alla messa concelebrata durante la settimana. Se mancassero loro, bisognerebbe restaurare la chiesa per dare una ragione alla sua chiusura. Amo molto le vecchiette, forse spinto da un sentimento di gratitudine per quanto hanno fatto come compagne di viaggio dei loro uomini, ma penso che la messa non è un pio esercizio in preparazione alla buona morte...

Quando c’è la luna, guardo la luna. Non l’avevo mai guardata così a lungo e intensamente perché dicono che guardare la luna sia una faccenduola di liceali innamorati, almeno quelli di una volta. Adesso me ne rido di quello che dicono e guardo la luna, quando c’è; tanto non sono più un liceale. Anche le stelle guardo, quando ci sono, in quei cinque minuti che, spesso, converto volentieri in sei e anche in sette. Così moltiplico per cinque la distanza fra le ruote posteriori dell’orsa e mi catturo la stella polare. È un lusso, lo so bene, guardare ogni quattro giorni le stelle e per più di cinque minuti... Guardarle gratuitamente significa godersele tutte; e solo un operaio che fa il turno di notte se lo può permettere. In questo modo le stelle concorrono a ristabilire un po’ di equilibrio sulla terra a proposito di lusso e di privilegi. Faccio un mezzo cerchio attorno alla stella polare e mi trovo davanti all’orologio della timbratura del cartellino.

E la fine di quell’esperienza ci dice molto, di lui:

L’orologio è andato avanti qualche minuto. Loro stanno pagando il tributo al dio Moloch; io sto scrivendo, nella mia stanza, al caldo, che «loro stanno pagando il tributo al dio Moloch». C’è un po’ di differenza. Per questo, anche se quanto ho scritto dovesse essere un segno della mia gratitudine, ne esco senza orgoglio, a testa bassa

Come qualcosa, della fine, gli insegnò forse l’anziano arciprete del suo paese (dalla “messa”):

Ormai sono vecchio, la mia corsa può terminare da un momento all’altro, l’ultimo porto può essere all’ultima insenatura: per questo sento il bisogno di comunicare a qualcuno tali scoperte perché egli possa continuare la sua corsa portando in sé un po’ di me stesso.

Tieni a mente, caro, quello che ti dice il tuo vecchio arciprete. La vita non si può fermare. Se io ti parlo, è perché la vita ha la sua ultima parola anche sulla morte. Ed è la mia stessa vita che continuerà in te attraverso le mie parole, la vittoria della mia vita sulla morte che la vorrebbe annientare.




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letteratura
16 ottobre 2009
Ciniche e cariche di peccati
 Una striscia di sole scivolò lungo l’orlo della scrivania e cadde senza rumore sul tappeto. Semafori si accendevano e si spegnevano sul boulevard, passavano tram suburbani con fragore…

Dal basso saliva un profumo di caffè tanto forte e resistente che ci si sarebbe potuto costruire una casa sopra.

“Mi piacciono le ragazze splendide e vistose, ciniche e cariche di peccati.”

Il pranzo da ottantacinque cents aveva il sapore di un pacco postale in ritardo e mi fu servito da un cameriere il quale aveva l’aria di essere disposto a tramortirmi per venticinque cents, tagliarmi la gola per mezzo dollaro e gettarmi in mare, chiuso in un tubo di cemento, per un dollaro e mezzo, più le tasse sull’entrata e il servizio.

Sottolineature da Addio mia amata (Farewell, my lovely) di Raymond Chandler, 1940




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letteratura
13 ottobre 2009
Un tipo che si esprimeva a furia di virgole...
 ...le fasciava le spalle un mantello di visone azzurro che quasi faceva sembrare la Rolls Royce un’automobile come tutte le altre. Quasi, ma non del tutto. Nulla può riuscirvi.

Il “Dancers” è frequentato da quel tipo di clienti che ti disincantano sul modo con cui i quattrini a palate possono influenzare la personalità.

Appresi altri particolari in una delle snobistiche colonne del giornale riservata alle cronache mondane. Non le leggo spesso; solo quando resto a corto di altre cose da odiare.

Un tipo coriaceo, a senso unico. Uno di quelli che prima di grattarsi la schiena devono avere il tempo di riflettere.

Quando un uomo sta scrivendo il proprio nome, è facile capirlo. Assume un atteggiamento tutto particolare.

“I giornali appartengono ai ricchi e vengono diretti dai ricchi. I ricchi fanno parte tutti quanti della stessa cricca. Certo, c’è la concorrenza... una concorrenza spietata, violenta, per quanto riguarda la diffusione, la priorità delle notizie, l’esclusività di certi articoli. Fino a quando non danneggia il prestigio, i privilegi, la posizione dei proprietari. Se accade questo, ecco che si abbassano le serrande.

Era un tipo che si esprimeva a furia di virgole, come nei romanzi letterari...

Una notte in bianco, per me, è rara come un postino grasso.

L’atmosfera cominciò a riempirsi di “tesoro” e di unghie laccate di rosso.

Sono i giorni in cui in ufficio non entrano che picchiatelli: gente che ha lasciato nel parcheggio il cervello, scoiattoli che non riescono più a trovare le noccioline, meccanici ai quali avanza sempre un ingranaggio del cambio.

La maggior parte della gente vive consumando metà della sua energia nel tentativo di proteggere una dignità che non ha mai posseduto.

...Questa è la differenza fra il delitto e gli affari. Per fare affari occorre disporre di un capitale. A volte penso che non vi siano altre differenze.”

Mi sentivo depresso, stanco e ottuso e i minuti che passavano parevano cadere nel vuoto, con un tenue sibilo, come razzi spenti.

Il nostro ordinamento politico viene definito democratico e dovrebbe dipendere dalla maggioranza. Un ideale magnifico, se si potesse applicarlo.

Uscii e Amos era lì in attesa con la Cadillac. Gli offrii un dollaro, ma non volle accettarlo. Gli offrii di acquistargli le poesie di T.S.Eliot. Disse che le aveva già.

Il caffè era troppo lungo e il panino saporito come un lembo di vecchia camicia. Gli americani divorano qualsiasi cosa, purché sia tostata, tenuta insieme con due stecchini e contenga qualche foglia di lattuga, preferibilmente appassita, che sporge ai lati.

Uscì dall’ufficio come un pezzo di carta spinto dal vento.

Era quel tipo di individuo ben portante, florido, dalle sopracciglia nere, dai capelli prematuramente brizzolati, che ha sempre tanto successo in politica.

I poliziotti sono come il medico che ti prescrive un’aspirina quando sei afflitto da un tumore al cervello, a parte il fatto che i poliziotti te lo curerebbero con il manganello.

...’Nella stanza le donne vanno e vengono parlando di Michelangelo.’ Significa qualcosa per voi, signore?”
“Sì... secondo me significa che quel tale non conosceva bene le donne.”

Sottolineature da 'Il lungo addio (The Long Good-bye)' di Raymond Chandler, 1953




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14 maggio 2009
Se gli economisti fossero stati dentisti
dear Guido,
Negli ultimi tempi ci ritroviamo a soffrire di una forma particolarmente virulenta di pessimismo economico. È opinione comune, o quasi, che l’enorme progresso economico (...) sia finito per sempre (...) A mio avviso si tratta di un fraintendimento molto vistoso di quanto ci accade intorno. Scambiamo per reumatismi quelli che in realtà sono disturbi della crescita, e in particolare di una crescita troppo veloce. La fase di assestamento fra un periodo economico e l’altro non è mai indolore. (...)
Dai tempi più remoti dei quali conserviamo traccia - diciamo, da duemila anni prima di Cristo - all’inizio del Settecento il tenore di vita medio, nelle aree civilizzate, non è cambiato di molto. (...) Le cause di un progresso così lento, se non inesistente, si potevano ridurre a due: l’assenza di invenzioni di un qualche rilievo, e la mancata accumulazione del capitale. (...) Ma un cambiamento come quello che abbiamo conosciuto noi, inarrestabile e brutale, l’uomo non l’aveva mai visto.

caro John Maynard,
«Il decadente capitalismo internazionale, eppure individualistico, nelle cui mani siamo finiti, non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso - e non fornisce nessun bene». tu lo scrivevi nel 1933 (...) E stavolta avevi ragione.

dear Guido,
Per l’uomo medio, che non ha particolari talenti e nemmeno più radici nella terra, o nelle venerate convenzioni di una società tradizionale, tenersi occupato rappresenta un problema tremendo. (...)
Il passo al quale raggiungeremo questo stato di beatitudine economica dipenderà da quattro elementi: la capacità di controllare l’aumento della popolazione, la determinazione nell’evitare guerre e tensioni sociali, la disponibilità ad affidare alla scienza il governo di ciò che propriamente le compete, e il tasso di accumulazione fissato nel margine fra produzione e consumo; punto quest’ultimo che si realizzerà da solo, al realizzarsi degli altri tre. (...)
Naturalmente continueranno a esistere molti individui determinati e insoddisfatti, che non trovando surrogati accettabili continueranno a inseguire la ricchezza a ogni costo. Ma tutti gli altri - cioè noi - non saremo più tenuti a battere le mani, o a incoraggiarli.

caro John Maynard,
Era, ed è, una visione radicale e molto complessa, nella quale la moneta riveste un ruolo essenziale, e proprio per questo quando viene dirottata dal «circuito industriale» a quello «finanziario» concorre a determinare le grandi depressioni economiche.

dear Guido,
L’economia deve rimanere una materia per specialisti - come l’odontoiatria. Sarebbe davvero magnifico se gli economisti riuscissero a pensarsi come una categoria di persone utili e competenti: come i dentisti, appunto.

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Adelphi ha pubblicato quest’anno, in un libricino, ‘Possibilità economiche per i nostri nipoti’, una lezione di John Maynard Keynes del 1928, accoppiata con ‘Possibilità economiche per i nostri nipoti?’, un testo di Guido Rossi...
‘Se gli impressionisti fossero stati dentisti’ è un classico testo di Woody Allen (in ‘Citarsi Addosso’) che immagina una corrispondenza professionale fra il dentista Vincent (Van Gogh) e il fratello Theo...




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4 maggio 2009
Riuscendo in qualche modo a evitare quel buco nero
 Tutti noi vorremmo essere qualcun altro, almeno in un qualche momento della vita, vero?
(Semmai dovremmo chiederci seriamente come stanno andando le cose se volessimo essere qualcun altro sempre, senza apprezzare neanche un istante da “sé stessi”.)
Io, dovendo scegliere qualcun altro da essere, avrei scelto Jackson Browne.
O Sam Shepard.
O un incrocio tra i due, meglio ancora.
Di Sam Shepard ho letto ‘Il grande sogno’ (‘Great Dream of Heaven’), una raccolta di racconti – diciotto – pubblicato da Feltrinelli. Mi sono piaciuti, complessivamente. Non mi hanno fatto impazzire. Forse il migliore è ‘Da qui a Coalinga’, con un uomo che telefona alla propria donna per dirle che la lascia per un’altra...

“Che differenza fa? Cambiare donna. Credi che questo risolverà qualcosa, che cambierà qualcosa?”
“Non so” dice lui.
“Insomma, qualunque cosa sia ciò che ti sta... che ti spinge a farlo... Ce l’hai dentro, capisci? Passare da una donna all’altra non farà nessuna differenza. Non risolverà niente.”
Salvo scoprire – sempre al telefono – che l’altra non ha nessuna intenzione di andarsene con lui.
Poi il racconto che dà il titolo al libro ‘Il grande sogno del Paradiso’ con l’amicizia tra due vecchi che finisce per amore di una cameriera.
Una notevole riflessione del ragazzino protagonista dell’avventura manierata di ‘L’uomo dei cavalli’:
E.V. mi fece l’occhiolino di nascosto da mio padre e da quel gesto capii che al mondo c’erano anche adulti che sapevano prendere la vita con un po’ di brio riuscendo in qualche modo a evitare quel buco nero in cui era caduto papà.
e una frase finale (dell’ultimo racconto “cinematografico”) da sottolineare:
Quanto tempo è passato dalla prima volta che l’ho baciata e chi fingevo di essere allora?

‘Tender Is The Night’ è una canzone di Jackson Browne. E un libro di Francis Scott Fitzgerald (non necessariamente in quest’ordine di importanza). Che non avevo ancora letto (succede), un “buco” colmato volentieri e piacevolmente. ‘Tenera è la notte’ non ha fatto su di me lo stesso effetto che mi fece ‘Belli e dannati’ semplicemente perché un libro ti impressiona maggiormente nell’adolescenza che non ai confini della mezza età (confine oltrepassato, ormai, non che si approssima, accidenti). Come sempre, Fitzgerald è impareggiabile nel renderci la parabola di un uomo dal brillante successo mondano all’amaro declino, al fianco di una donna straordinariamente affascinante e altrettanto instabile (romanzare le proprie vicende è più semplice del romanzare quelle altrui, a quanto pare).
Quasi tutti abbiamo un periodo favorito, eroico, nella vita, e quello fu il periodo di Dick Diver. In primo luogo non aveva idea di essere affascinante, non aveva idea che l’affetto che egli dispensava e che inspirava, era qualcosa di insolito tra la gente ricca. Nell’ultimo anno a New Haven qualcuno lo aveva ribattezzato «Dick il fortunato»: il termine gli era rimasto in testa.

...aveva addosso quell’aria particolare di chi ha conosciuto quanto di meglio c’è al mondo.

- È giusto, - rispose Franz. – Tu sei americano. Puoi farlo senza danneggiarti nella professione. A me non piacciono questi luoghi comuni. Presto ti metterai a scrivere libriccini intitolati Profondi pensieri per i laici, così semplificati da essere una garanzia che non susciteranno alcun pensiero.

- Il mio garbo è un trucco del cuore.
Questo in parte era vero. Dick aveva imparato da suo padre i bei modi un po’ imbarazzati del giovane del Sud emigrato nel Nord dopo la Guerra Civile. Spesso li usava e ogni volta li disprezzava, perché non erano una protesta contro la bruttezza dell’egoismo ma contro la bruttezza delle apparenze di esso.

Non potendo essere né l’autore di ‘Il grande sogno’, né quello di ‘Tender Is The Night’ (la canzone, non il libro), in questo momento non mi dispiacerebbe poi troppo essere Gianrico Carofiglio del quale, uno dopo l’altro (e nell’ordine giusto), ho letto ‘Testimone inconsapevole’ e ‘A occhi chiusi’ – ero invece partito nell’ordine sbagliato leggendo, qualche tempo fa, ‘Ragionevoli dubbi’ che adesso mi tocca riprendere, per concludere ordinatamente la trilogia di avventure giudiziarie.
Carofiglio è, lo dico in modo semplice e banale, il miglior scrittore italiano attuale. I suoi romanzi (gli americani probabilmente li definirebbero legal-thriller) sanno catturare, commuovono. Tutti noi vorremmo essere (e dagli!) come l’avvocato Guerrieri; e in sovrapprezzo nei suoi libri ritrovo un sacco di musica libri dischi quadri che sono miei, e scatta perciò la sempre piacevole identificazione.

A questo proposito: non posso dire di no a Nick Hornby. Così, quando ho letto:
L’altro giorno ero in una libreria a sfogliare un volume che si intitolava più o meno I 1001 libri da leggere prima di morire (e, senza far nomi, devo dire che il compito imposto dal titolo è impossibile per definizione, visto che almeno quattrocento dei libri indicati ucciderebbero comunque)
sulla quarta di copertina di ‘Shakespeare scriveva per soldi’, un’altra raccolta dei suoi articoli per una rivista statunitense (alcuni dei quali ripresi da noi da ‘Internazionale’), l’ho immediatamente comperato. E Nick, ancora una volta... è stato Nick. Io sono assolutamente parziale nel giudizio, tanto che ho di recente letto ‘Tutto per una ragazza’, quello scritto su e per gli adolescenti, e perfino ‘Tutto per una ragazza’ - il suo libro che tutti hanno stroncato - a me è piaciuto. D’altronde gli posso perdonare tutto, se continua a scrivere periodi come questo:
«E cosa ti fa credere di volere un figlio? Non sei riuscita nemmeno a badare a un pesciolino.»
«Quello è stato anni fa.»
«Sì. Tre anni fa. Allora eri una bambina e sei una bambina anche adesso. Dio mio. È incredibile che stiamo parlando di questo.»
«Cos’è successo al pesciolino?» chiesi. Ma tutti mi ignorarono. Era una domanda stupida. Al suo pesciolino era successa probabilmente la stessa cosa che era successa al mio e al pesciolino di tutti. Mica li vendi o li dai in adozione, no? Finiscono tutti nello scarico del water.

Anche se Nick ha appena perso il titolo di autore di miglior libro generazionale calcistico inglese. Lo sfidante, che ha vinto per kappaò, si chiama David Peace e il suo libro ‘Il maledetto United’. Non lo consiglierei a tutti, certo, perché non credo che tutti apprezzerebbero allo stesso modo un romanzo ambientato agli inizi degli anni settanta per seguire le avventure del funambolico allenatore Brian Clough: fra la carriera spezzata da un infortunio e il Derby County portato al titolo, un flashback raccontato in seconda persona, e i quarantaquattro giorni catastrofici alla guida del Leeds United, la squadra più odiata (odio del tutto ricambiato da giocatori e ambiente), raccontati in prima persona.
Ciò detto, ‘Il maledetto United’ è semplicemente straordinario, non riuscivo a smettere di leggerlo, e sarò uno delle tre quattro persone, in Italia, che vorranno vedere il film che ne hanno tratto. Anzi, aggiungo, ‘Il maledetto United’ mi è piaciuto tanto quanto mi piacque, all’epoca, ‘Alta fedeltà’.

Infine, di due altri libri ho raccontato su parolae. Due libri che non hanno assolutamente niente che li accomuna. Uno è ambientato fuori dalla porta di casa mia (per dire: ho preso la bicicletta e sono andato a vedere dove sta, adesso, il numero 34 di via Dante), l’altro in un posto di cui non so niente, che riesco a immaginare solo grazie alla bravura dell’autrice nel farcene sentire i rumori gli odori e la musica, Semplicemente, li ho letti contemporaneamente, e questo resta l’unico, minimo, comune denominatore. Forse.
Sono ‘Legami di morte’ dell’alessandrino Angelo Marenzana, un ottimo poliziesco, e ‘Gente di Mumbai’ di Munmun Ghosh, libro pendolare di una giovane scrittrice indiana (il titolo originale, che io trovo migliore della traduzione, è ‘Hushed Voices’, voci zittite).




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18 febbraio 2009
O sono sperduto da qualche parte nel mezzo?
 Richard Ford: quando glielo diamo ‘sto Nobel per la letteratura, allora?
’Lo stato delle cose’ (‘The Lay of the Land’), il terzo della trilogia (per ora almeno) dedicata a
Frank Bascombe, è forse addirittura il migliore, il più “completo” e maturo.
Frank Bascombe (il giornalista sportivo divenuto agente immobiliare) ha ora - ora è il Ringraziamento del 2000 - 55 anni, un tumore alla prostata, una seconda moglie, Sally, che se n’è andata con il primo marito morto (non tanto morto, dunque), una prima moglie, Ann, tornata a vivere a Hddam, New Jersey nella loro vecchia casa, una figlia, Clarissa, che s’è appena lasciata con la bellissima fidanzata, un figlio, Paul, che scrive biglietti d’auguri, il dolore per la perdita del figlio Ralph che non lo può abbandonare...
Ha votato per Gore ma il conteggio della Florida non sta andando bene; in compenso vanno bene gli affari, anche grazie al collaboratore tibetano, che si fa chiamare Mike Mahoney e si veste in modo improbabile...

da: Richard Ford – Lo stato delle cose

L’incredibile esiste e ha delle proprietà.

(All’inizio, quando compri una casa sul mare, sei strasicuro che farai una nuotata ogni mattina, e che la vita sarà commisuratamente più felice, che durerà più a lungo, che sarai allegro, che la vecchia pompa del tuo cuore troverà una nuova giovinezza più o meno quando molti avvertiranno i primi sintomi del loro infarto miocardico. Ma non è così.)

...si è armato di quel tanto di informazioni, anche se sbagliate, da poter credere di meritare le cose che desidera, da potersi convincere che la confusione sia una forma di curiosità...

Per giovedì, quindi, ho ordinato un pacchetto che si chiama “Grosso pennuto et Tout à Fait” della ditta di ristorazione biologica Eat No Evil di Mantoloking, dove promettono che è tutto “così gustoso che non vi accorgerete nemmeno che non è veleno”. Il pacchetto comprende porcellana finissima, argenteria inglese, bicchieri di cristallo al piombo, tovaglioli irlandesi grandi quanto lo stato di Rhode Island, una cassa di vino rosso Sonora, il tutto completato dalla “crostata di zucca e carruba: buona da non morire”: senza zucchero, senza farina, senza lardo né niente di buono. Per appena duecento dollari.

...compagni di quel periodo difficile, quando eravamo tutti ritornati single da poco e non sapevamo nemmeno più come allacciarci le scarpe. Al contrario di me – e forse più saggiamente -, né Hugh né Larry si sono risposati. A un certo punto si sono resi conto che non l’avrebbero mai fatto: semplicemente non riuscivano a trovare quella potenza da trattore che ci vuole per costruire un’altra storia d’amore

Aldous Huxley ha detto – dopo aver letto Einstein – che non solo il mondo è più strano di quanto immaginiamo, ma è anche più strano di quanto possiamo immaginare. Non so se Huxley fosse divorziato, ma scommetto di sì.

(La vita non ti lancia mai una palla veloce prevedibile.)

Il cielo è diventato ceruleo e limpido (in provincia, il tempo è la massima fonte di eccitazione nella quale si possa sperare).

Bud spinge le manine fredde più a fondo nelle tasche del soprabito, distanzia ulteriormente i piedi e si dondola all’indietro come quelli che vendono informazioni alle corse dei cavalli.

Si faceva una scrematura anche di quelli che telefonavano: dei dottorandi in psicologia elaboravano il profilo di ciascuno con cinque semplici domandine capaci di snidare maniaci, esibizionisti, aficionados del bondage, poeti che si pubblicavano a proprie spese ecc.

...è la cosa che vorremmo sapere tutti, che provoca la maggior parte delle nostre preoccupazioni deviate e che temiamo possa essere vera ma sulla quale troviamo impossibile ottenere un’opinione franca del mondo. Sono buono? Sono cattivo? O sono sperduto da qualche parte nel mezzo?

Era palese che ogni uomo, donna, bambino e animale domestico della famiglia di Cookie nel Maine spiegava e valutava così ogni svolta significativa della propria vita: con due parole secche, cromate, allegre, per accettare il fatto che il mondo era un ammasso di merda e sempre lo sarebbe stato, però, ehi.

“date le circostanze” (sempre un’espressione infida)

“Io capisco i luoghi comuni,” dico io. “Sono un venditore. Su di me i placebo funzionano.”

...se potete dirlo, può succedere.

Vi parlo della preistoria di Haddam, quando questa città aveva gli occhi ancora impastati di sonno ed era un gioiello nascosto.

Alla tv vera invece si vede la faccia sorridente, compiaciuta, bidimensionale di Bush, che parla senza audio, le braccia staccate dai fianchi come se si fosse nascosto delle palle da tennis sotto le ascelle.

...un uomo parziale che vede la vita da un divano nell’angolo.

Siamo un misto improbabile di materiali generici, stili di vita e storie. Anche se tutti noi sappiamo bene di essere capitati in questa bella striscia di New Jersey come dadi lanciati a occhi chiusi.

Voglio avvertirvi subito: non dite mai a qualcuno che sapete come si sente, a meno che in quel preciso istante non vi stiate pugnalando con lo stesso identico coltello nello stesso identico punto nello stesso identico cuore in cui si sta pugnalando lui.

(L’uso del mio nome, “Frank”, come sempre, è foriero di cose sgradite. Dovrei cambiarmi nome in Al.)

Sta fissando il mare (...) come un vecchio Magellano brizzolato cui non piace quello che ha scoperto.

La cosa peggiore di quando gli altri chiacchierano al cellulare – e il motivo principale per cui non ne posseggo uno – è che ti accorgi con disperazione che tutti fanno, pensano e dicono grosso modo le stesse cose tue, e non ce n’è una che sia particolarmente interessante.

Asbury Park (...) è degenerata nel corso degli anni e ormai è una sacca di povertà incuneata fra la sfilza di ricche cittadine del litorale, da Deal ad Allenhurst, da Avon a Bay Head. Tutte queste cittadine piene di soldi avevano bisogno di una riserva costante e affidabile di servitori che potessero arrivare con l’autobus, e Asbury fu sacrificata allo scopo.

...è tornato a Passaic, ha preso le distanze dall’attività di famiglia – strozzinaggio e ritocchi alle ginocchia -, si è laureato in marketing...

“Tu in che cosa speri, Frank?” (...)
“Sai, Wade, io non sono uno che spera molto.” Non stiamo camminando veloce. Altri ci superano. “Mi limito ad avere speranze generiche. Che mi succedano delle cose belle, di combinare pochi danni e morire nel sonno.”

Appena entro vengo investito da un odore denso e buono di bar, sorprendentemente uguale a quello che ricordavo – birra stantia, fumo di sigarette, catrame per barche, detergente per gli orinali, popcorn, cera per le panche di pelle e granuli industriali per la pulizia del pavimento -, un odore positivo, di belle prospettive, anche se probabilmente apprezzato appieno solo da uomini della mia età.

Colgo l’occasione per scendere dallo sgabello e andare all’oblò della porta per controllare se dall’altro lato dello spiazzo il finestrino della mia macchina è pronto. Non lo è. Chris, lo studioso di Fitzgerald, l’ha portata nel garage sotto le luci al neon e si aggira all’interno dell’officina semibuia, apparentemente in cerca dei materiali giusti per il lavoro. L’altro uomo, piccolo, sciatto, con la barba lunga, se ne sta sulla porta dell’ufficio e guarda il cielo squarciato dalla pioggia come se stesse guardando una nuvola di pensieri tristi. Edward Hopper nel New Jersey.

Che ho scelto una vita minore rispetto ai miei “talenti” perché una vita minore mi rendeva più felice?




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23 gennaio 2009
A noi due, Frank Bascombe!
 Mi sono deciso, sto per iniziare a leggere ‘Lo stato delle cose’, il terzo (e ultimo, pare) capitolo della “vita” di Frank Bascombe, IL personaggio di Richard Ford (già in ‘Sportswriter’ e ‘Il giorno dell’indipendenza’). Prima di questa sfida, ed è sempre una sfida, con Ford, soprattutto quando c’è di mezzo Frank Bascombe, giornalista sportivo diventato agente immobiliare, un po’ di ripasso, con qualche sottolineatura dai primi due:

  Sportswriter - 1986
Se si vuole che la vita abbia qualche valore, bisogna essere preparati ad affrontare, presto o tardi, l'evenienza del rimpianto più terribile ed amaro. E bisogna essere capaci di sfuggirvi, perchè se no si corre il rischio di rovinare la propria esistenza.

Ora so che si può attraversare come in sogno anche una vita altrimenti normale, senza svegliarsi mai…

Come ho potuto amarla e lasciarla andare?

È un marchio di vita suburbana che adoro, la possibilità di percepire di tanto in tanto l'odore provocante di una piscina, di un barbecue, di un fuoco di foglie che non vedrò mai.

Una ragazza come lei, una che sa qual è il posto esatto per ogni cosa, non dovrebbe mai mancare nella vita di ogni uomo.

…figlio unico di rispettabili genitori, di gente assolutamente normale, senza un senso particolare della propria posizione nel corso continuum della storia: due individui che affrontano il mondo con certe aspettative, come quasi tutti, allora, ma senza convinzioni tali da intimidirli sui possibili esiti. Mi sembra, ancor oggi, un degno lignaggio.

…penso che in me ci sia una certa integrità di carattere, la capacità di rispettare l'apparenza, se non la sostanza, della rettitudine…

…probabilmente approverebbero tutto quello che ho fatto, in particolare la decisione di smettere di scrivere e di dedicarmi a un qualcosa che loro considererebbero certamente più pratico. Sarebbero d'accordo con me: penserebbero che le cose, certe volte, vanno proprio come devono andare.

Il New Jersey è il di dietro di una vecchia radio.

Visto che io non prendevo il volo e non diventavo un grande scrittore - e neanche Bert - devo concludere che soffrissimo semplicemente di mancanza d'immaginazione, nel più ovvio dei modi.

Concedi a noi tutti una buona notte di sonno, finchè non è finita.

Uno degli svantaggi dei luoghi pubblici è che a volte ci si incontra della gente che si sarebbe disposti a pagare per non vedere.

Senza dubbio stavo pensando a qualcosa, ma la maggior parte delle cose cui mi trovo a pensare sembrano uscirmi di testa subito e non riesco a ricordarmene mai.

…cercando di non guardare le povere divorziate malinconiche e ossute che volevano farsi portare a casa per mettersi a piangere alle quattro del mattino.

…la differenza tra l'essere letteralista e l'essere fattualista. Il letteralista è uno che si diverte un pomeriggio a guardare la gente che affolla un aeroporto di Chicago; il fattualista è quello che non riesce a non chiedersi perchè il suo aereo è partito in ritardo da Salt Lake e se gli serviranno una cena o soltanto uno snack.

Mettere le cose a posto almeno per il momento è la vera arte dell'amore.

…per un attimo io penso a una puttana da cento dollari, al senso di sollievo che potrebbe apportare, un po' come una farmacia che ti manda a domicilio una medicina costosa per aiutarti a passare una brutta notte.

È una sensazione metallica, in chiave minore, come una remota nostalgia di fede tra gente senza fede.

…le esperienze possono essere negative per una mente bene inquadrata e possono indurre una specie di malinconico senso di straniamento. In questo caso, telefonare a un ex amante o a un ex marito può essere l'antidoto perfetto. Entrambi ti fanno ricordare da dove vieni e dove pensi di andare.

…non c'è cinismo paragonabile a tutta una vita di amore di sé, a una concezione della vita come un tunnel al fondo del quale ci sei solo tu.

…anche se i giorni in cui potevo star su tutta la notte, preso da qualche point d'honneur, o da un nuovo romanzo, o a tirar su qualche amico perso in un mare di guai, sono passati da un pezzo. Sono troppo vecchio, questo anche se non sono poi così vecchio. Un giorno dopo - qualsiasi giorno dopo - significa troppo per me. Sono troppo anticipatore, troppo concentrato sul futuro.

E come spero che i miei figlioli superstiti possano godere, nel corso della loro vita, di qualche mistero che ispira fiducia, senza cader preda di uno stolto fattualismo o della mancanza di dignità della spiegazione continua.

Avevo visto una copia del mio libro in una dozzina di case diverse a una dozzina di diverse cene in piedi (era sempre la stessa copia della biblioteca che circolava, e mi precedeva sempre di un passo).

Il mondo è un posto più complicato e meno drammatico di quanto gli scrittori facciano finta che sia.

È imbarazzante essere così timidi e imbranati alla mia età.

  Il giorno dell'indipendenza - Independence Day - 1995
Eravamo nel cuore della notte. In quelle ore comincia ben poco di buono.

Scrivere di sport, come tutti coloro che l'hanno fatto o l'hanno letto sono in grado di dirvi, nel migliore dei casi offre un modo innocuo di bruciare qualche cellula cerebrale poco promettente mentre qualcuno mangia cereali a colazione, aspetta nervosamente il risultato della TAC nell'ambulatorio del medico o consuma minuti sognanti e solitari nel cesso.

…secondo la mia esperienza è proprio quando si crede di non fare progressi che probabilmente se ne fanno molti.

…l'esperienza della vita selvaggia su per il buco del culo.

E per intimità intendo quella vera, il genere che hai con una sola persona (o forse due o tre) in tutta la vita; non quella in cui sei disposto a parlare con qualcuno che ti sta vicino della scelta del lassativo o dei problemi dentistici, o, se è una donna, del suo ciclo mestruale, o della prostata che ti duole. Questi sono argomenti privati, non intimi.

…avevo avuto anni per dirle, prima di quel momento, e non le avevo dette; e questo, come vi dirà il dottor Stopler di New Haven, significa che non intendevo dirle davvero.

…a est, New York risplendeva come un tempio incendiato dagli infedeli.

Voleva che sentissi un poco ogni giorno - e un poco sarebbe stato abbastanza - come mi ero sentito il giorno dopo aver fermato con le mani nude una palla dritta nella tribuna del campo destro del Veterans Stadium, proveniente dalla mazza di qualche vendicatore nero di Chicago, alla presenza di mio figlio e di mia figlia, che erano rimasti in silenzio per la meraviglia e l'ammirazione verso il loro papà (tutti quelli che erano lì vicino si erano alzati in piedi e avevano applaudito mentre la mano cominciava a gonfiarsi come un pomodoro). Come mi ero sentito in quel momento era che la vita non sarebbe mai diventata migliore, sebbene in seguito, riflettendo con più calma, avevo pensato che era stata una cosa maledettamente bella, e che la mia vita non era uno zero completo.

…un libro che vanta come prime parole "Un orgasmo, credeva Lulu, era come Dio: qualcosa di cui aveva sentito dire ma in cui non credeva davvero…"

"Tu vuoi solo che tutto sembri perfetto e che tutti sembrino contenti. E sei disposto a lasciare che sembrare sia uguale a essere. Ma questo rende il compiacere chiunque un atto di vigliaccheria."

…la visione semipanoramica del Connecticut (turisti che vanno assiduamente in canoa, fanno sci acquatico, il windsurf, la vela, lo sci d'acqua con il paracadute, o il paracadutismo acrobatico direttamente nel bicchiere della bibita)…

…credo che tutte le volte che lei gli dice che lo ama dopo la parola "ama" c'è un asterisco (come dopo il record di home run di Roger Maris), che si riferisce a un risultato precedente e superiore in quel campo…

Diversamente da me, che penso che tutto si può cambiare, Charley è il tipo di uomo che ripone la sua fiducia nel "carattere", che quando è solo medita sugli "standard" e sulla sincerità, "analizzando" e "distinguendo gli uomini dai ragazzi", ma che (è la mia scommessa privata) sta in piedi davanti allo specchio annebbiato nello spogliatoio dell'Old Lyme Country Club pensando al suo cazzo, desiderando di averlo più grande, considerando se uno specchio rettangolare non distorca le proporzioni, decidendo alla fine che quello di tutti gli altri sembra più piccolo quando è contemplato dallo sguardo ipercritico del suo propietario, e che, in termini assoluti, il suo è più grande di quel che sembra perchè lui è alto.

Forse sulla mia lapide farò mettere "Si aspettava una risposta più complicata".

Il mondo, come gli ho detto, ti lascia fare ciò che vuoi se riesci ad accettarne le conseguenze. Agiamo tutti secondo la nostra volontà.

Notoriamente, il buonumore è molto più fragile di quello cattivo.

"Che cosa vuol dire monogamo?"
"È qualcosa di simile alla vecchia matematica. È una teoria ingombrante che nessuno pratica più ma che funziona ancora."

Come il secondo marito di vostra zia Beulah, Bernie di Bismarck, che si assume il compito di raccontare barzellette al funerale di vostro nonno, e così facendo fa sentire tutti molto meglio.

…ripensando di nuovo a quello che ho sempre pensato delle comuni hippie, delle Brook Farms, dei kibbutz, di ogni genere di ideale utopistico da dementi: se emerge un vero indipendente tutti si trasformano in Hitler.

Molta parte della bontà umana è venduta sottocosto, credetemi.

Sono un uomo che non riconoscerebbe la propria madre. Forse dovrei entrare in politica.

…se questo giorno qui fosse un pesce, lo rimetterei di certo in acqua.

Non è vero che ci si possa abituare a tutto, ma ci si può abituare a molto più di quanto si creda, e può arrivare persino a piacere.




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località
14 gennaio 2009
Sgrés
 
«Emergono quattro nitidi elementi di alessandrinità: la bruttezza, il fiume, la rozzezza e l’ironia caricaturale». Per Norberto Bobbio Alessandria è brutta: il duomo «è una squallida chiesa neoclassica» le strade «sono poche e bruttissime». La città è dominata dal Tanaro, un fiume poco vissuto, ma molto presente nell’urbanistica. Poi ci sono gli alessandrini, definiti in dialetto «sgrés», rozzi pur con l’animo gentile: «Bobbio li dipinge come uomini che amano poco la ricercatezza, anche nel mobilio di una casa: all’estetica antepongono la comodità».
Ma sono simpatici: «La loro ironia è semplice e diretta, anche la battuta spiritosa è meno ambigua e sottile dello scherno torinese». Alla fine il filosofo, che sotto la Mole ha trascorso la vita, salva le origini: «Gli alessandrini sono meno spontaneamente signori rispetto ai torinesi, ma più sinceri e capaci di mantenere l’onestà anche nei rapporti e nella realtà»

da “La Stampa” di sabato 10 gennaio, l’articolo sul convegno con cui Rivalta Bormida ha aperto il ciclo di manifestazioni per il centenario della nascita del suo cittadino più illustre



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letteratura
14 gennaio 2009
...
 ...Poi cominciai a vagare, il cane dietro. Su e giù per le strade di quella cittadina. Sbirciavo nelle finestre, senza motivo. Non sapevo cos’altro fare. Alla fine andai davanti alla ferramenta dove lavorava Annie James. Continuavo a sperare. Perché avere la speranza è meglio che non avere niente del tutto.

Se vi capita, leggete ‘Motel Life’ di Willy Vlautin (Fazi): davvero merita.



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27 settembre 2008
Il nostro è tornato?
 caro Carlo,
forse il nostro è tornato. Ne ho lette un centinaio di pagine ieri, grazie soprattutto al treno per e da Torino, e, ti dirò, quel che ho letto finora m’è molto piaciuto.
Niente a che vedere, grazie al cielo, con quella terribile cosa della zebra.
Bei personaggi, qui, e bella storia (finora almeno).
Certo, è un dopo-Smiley, e quei vertici lì non li toccherà più, lo sappiamo. Però dei dopo-Smiley mi pare uno dei più solidi (speriamo tenga).
E ho anche sottolineato parecchio, altro buo segno.
Best regards
Beppe

=====

La “ terribile cosa della zebra” è il penultimo romanzo di John LeCarré, di cui avevo scritto questo (su parolae):
«Il Canto della Missione di John Le Carrè è, ahimé, uno dei suoi peggiori (in una carriera che, come dice il mio amico Carlo suo grande estimatore, lo porterà nella “english literature” nonostante questo romanzo che, sempre come dice lui, “speriamo almeno non sia il suo ultimo”, altrimenti se ne andrà steccando la nota finale).
Il Canto della Missione segna il ritorno di Le Carrè in Africa , dopo il (molto migliore) Giardiniere tenace, di cui vi ho detto recentemente. È narrato in prima persona (un’altra novità assoluta per il vecchio signore from Cornovaglia) dal protagonista Bruno Salvador, un “zebra” che scopre sulla sua pelle meticcia di traduttore esperto di lingue africane, utilizzato dal governo britannico per un meeting ufficialmente mai avvenuto di (tentata e apparente) pacificazione del Congo, la corruzione del potere, e l’assoluta corruzione del potere nella sua Africa.
Appena un paio di sottolineature:
il consiglio (inascoltato) che dà a Bruno il suo capo: "Ti sto dicendo di spegnere quella scintilla ardente che hai negli occhi, figliolo. Adesso e per sempre. Perché se dovessi rivederla mi preoccuperei per te. siamo credenti, ma non siamo zeloti..."
e un Le Carré definitivo su un certo genere di attuali mestatori: "Neo-con di prima scelta, geopolitici di primaria importanza. Il genere di persone che si danno appuntamento in una stazione sciistica per decidere le sorti delle nazioni."»

Parecchie sottolineature da John LeCarré qui




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17 luglio 2006
Soprattutto, manchi tu

"...Soprattutto, manchi tu. Ma c'è questo mio maledetto senso di responsabilità...E mi odierebbero per quello che ho fatto" (pagg.134-135)

"...Vivo con il cuore impolverato. Meglio di così non saprei metterla..." (pag.158)

(...)Ma - facciamo un gioco, inventiamoci un altro finale per immagini - avrebbe potuto decidere diversamente.
Vediamo.
Sarebbe potuta scendere al volo di fronte allo sguardo inespressivo di Richard, saltare su quel furgone, e Robert avrebbe potuto accelerare per disimpegnarsi al più presto dall'incrocio - le luci posteriori del furgone che diventano sempre più piccole sulla strada nazionale, diritta ed interminabile - poi un ipotetico fermo immagine su quella strada e su quei due puntini rossi sbiaditi - sta piovendo - che non ci lascia intendere o prevedere altro, tutto sarebbe potuto accadere. Dissolvenza. Titoli di coda.
Forse non avrebbe funzionato, forse sarebbe tornata dopo qualche settimana dal marito e dai ragazzi.
Forse, invece, in mezzo a mille difficoltà, sarebbe rimasta aggrappata a Robert ed alla vita per strappare qualche brandello di felicità.
Per ballare ancora.

Toni La Malfa legge ‘I ponti di Madison County’, qui. Una lettura molto piacevole (come sempre, devo dire. Toni ha questo modo di scrivere di libri, davvero piacevole, coinvolgente, interessante. Non potrà mai fare il critico letterario).

 Toni nella Bottega di lettura




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26 giugno 2006
I leoni sulle spiagge

Nel 1949 Joe DiMaggio ebbe un problema fisico che lo tenne fuori dalla squadra per molto tempo, e sembrò minacciare la sua carriera. Nello stesso periodo in vecchio pescatore Santiago non riuscì a prendere un pesce per ben 84 giorni...

“Ritorno appena ho trovato le sardine. Le terrò sul ghiaccio insieme, le tue e le mie, e domattina ce le dividiamo. Quando ritorno mi racconti del baseball.”
“Non è possibile che gli Yankees perdano.”
“Ma ho paura degli Indians di Cleveland.”
“Abbi fede negli Yankees, figlio mio. Pensa al grande DiMaggio.”
“Ho paura delle Tigers di Detroit e degli Indians di Cleveland.”
“Stai attento, se no avrai paura anche dei Reds di Cincinnati e delle White Socks di Chicago.”

 “Parlami del baseball” gli disse il ragazzo.
“Nella lega americana, gli Yankees, come ho detto” disse soddisfatto il vecchio.
“Oggi hanno perduto” disse il ragazzo.
“Questo non vuol dir nulla. Il grande DiMaggio ha ritrovato se stesso.”
“Ci sono altri uomini nella squadra.”
“Si capisce. Ma tutto dipende da lui. Nell’altra lega, tra Brooklyn e Philadelphia sceglierei Brooklyn. Ma poi ripenso a Dick Sisler.”
“Non c’è mai più stato niente del genere. Colpisce le palle più lunghe che mi sia mai capitato di vedere.”
“Ricordi quando veniva alla Terrazza? Avrei voluto portarlo a pescare, ma ero troppo timido per chiederglielo. Allora ti ho chiesto di chiederglielo tu, ma anche tu sei troppo timido.”
“Lo so. È stato un grande errore. Forse sarebbe venuto con noi. Così ci sarebbe rimasto questo per tutta la vita.”
“Mi piacerebbe portare a pesca il vecchio DiMaggio” disse il vecchio. “Dicono che suo padre era pescatore. Forse era povero come noi e potrebbe capire.”
“Il padre del grande Sisler non è mai stato povero, e giocava nelle grandi Leghe, lui, il padre, quando aveva la mia età.”
“Io quando avevo la tua età, mi trovavo davanti all’albero di una nave a vele quadre che andava in Africa e la sera ho visto i leoni sulle spiagge.”

(...) Ora si sentiva molto stanco, e sapeva che presto sarebbe giunta la notte e cercava di pensare ad altro. Pensò alle Grandi Leghe, per lui erano le Grandes Ligas, e sapeva che gli Yankees di New York giocavano contro i Tigers di Detroit.
È già il secondo giorno che non so il risultato dei juegos, pensò. Ma devo aver fiducia e devo esser degno del grande DiMaggio che fa sempre tutto alla prefezione anche col dolore del soprosso nel calcagno.

Credi che il grande DiMaggio resisterebbe con un pesce tutto il tempo che io resisterò con questo? Pensò. Sono certo di sì, e ancora di più, dato che è giovane e forte. Anche suo padre faceva il pescatore.

“Non ho la testa abbastanza lucida. Ma credo che il grande DiMaggio sarebbe orgoglioso di me, oggi. Non avevo il soprosso. Ma le mani e la schiena mi fanno male davvero.” Chissà cos’è un soprosso, pensò. Forse l’abbiamo tutti senza saperlo.

Ma non posso non pensare, pensò. Perché non mi resta altro. Questo e il baseball. Chissà se sarebbe piaciuto al grande DiMaggio il modo come l’ho colpito nel cervello?

Tu sei nato per fare il pescatore e il pesce è nato per fare il pesce. San Pedro era un pescatore, e anche il padre del grande DiMaggio.

- Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare (la traduzione è della Fernanda Pivano. La mitica Fernanda scrive proprio così, “...le Tigers di Detroit”, “...le White Socks”)

...il vecchio Santiago perse il suo gigantesco marlin ma dimostrò, almeno una volta ancora, di essere un grande pescatore. Alla fine degli anni quaranta gli infortuni resero doloroso anche il camminare, per Joe DiMaggio, che si ritirò alla fine della stagione 1951, quando giocò una annata sottotono. Però alle serie mondiali del 1950 celebrò il suo “addio alle armi” da protagonista, con il fuoricampo vincente al decimo inning contro un lanciatore fortissimo, Robin Roberts.




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27 marzo 2006
Ecco perché adoro Nick Hornby

E ti viene in mente che la capacità di scrivere narrativa o poesia non è necessariamente indice di un'intelligenza raffinata. È un talento bizzarro, come la capacità d'infilare la palla nell'angolino della porta con un calcio di punizione da trenta metri, anche se nessuno è interessato a leggere la raccolta di lettere di Thierry Henry.

...una teoria che ho sviluppato in questi ultimi tempi: meno c'è da dire su un argomento, più opaco tende a essere lo stile. In altre parole, è difficile imbattersi in un libro illeggibile sulla seconda guerra mondiale, ma prendiamo un libro su, non so, i film di Russ Meyer, e ci troveremo a rileggere trecento volte la stessa frase impossibile sul cinema d'autore post-strutturalista. La gente deve compensare per eccesso.

Come tutti sappiamo, è impossibile parlare di arte "elevata" senza insultare i poveri o i giovani o quelli senza diploma universitario, o chi non apprezza o non è interessato alla cultura occidentale. L'approccio di Carey è l'unico che abbia senso. Davvero, leggendolo ci si stupisce della confusione in cui persone all'apparenza intelligenti si sono ficcate nel tentativo di definire l'importanza, e la superiorità, della cultura "elevata".

Ecco perché adoro Nick Hornby. Leggo un suo articolo (un suo articolo, eh, mica un suo libro) e mi ritrovo – automaticamente, direi – con la matita in mano a sottolineare.
L’articolo sta su Internazionale.it (che non sta a me consigliare, ma che merita di essere visitato più sovente).




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5 aprile 2005
I morti (Saturday Night Dead)

Don’t Look back in Anger, quello con Belushi che va a trovare gli altri al cimitero. L’idea di base per la parte di Belushi era che quando guardiamo una persona riusciamo a immaginare come sarà da vecchia. Naturalmente non potevo sapere che John non sarebbe mai diventato vecchio... Quando girammo, lui recitò ogni battuta alla perfezione. (T.Schiller, autore)

Una volta abbiamo fatto uno sketch con delle aragoste giganti che attaccavano New York... Avevo una battuta quasi profetica, a ripensarci fa quasi paura: “John Belushi è morto” dicevo. “Sapevamo che sarebbe morto giovane, ma non così giovane.” (R.Klein)

John Belushi morì il 5 marzo 1982, all’età di trentatré anni. La notizia fu per tutti uno shock doloroso. La troupe fissa del Saturday Night Live era stata definita “i Beatles della commedia”, e ora anche loro avevano il proprio Lennon.

Tutti subivamo l’incantesimo di John, e nessuno di noi sapeva davvero a cosa andasse incontro... John ha consumato tutta la sua adrenalina. L’ha consumata tutta. Ha vissuto tre vite. È morto a novantanove anni. (Jim Belushi)

Bernie (Brillstein, il manager) dovette impedire a uno dei cugini di John di fare una foto del suo cadavere nudo. Quella foto gli avrebbe fruttato 15.000 dollari. In propria difesa il tipo disse che a John non sarebbe importato.

Quando Belushi morì, che riposi in pace, smisero tutti. Nessuno si faceva più. (J.Piscopo)

Io spero solo di trovarlo ad aspettarmi dall’altra parte. Sono sicuro che ci sarà. (Dan Aykroyd)

 

Ci furono due veglie per Michael O’Donoghue. La prima fu sulla East Coast, la veglia ufficiale... Avevano appeso una lastra del suo cervello così la gente poteva vedere esattamente il punto dov’era stato colpito da quell’ictus tremendo, o qualunque cosa fosse.

 



Nel corso degli anni Lorne Michaels avrebbe avuto molte occasioni di indossare l’abito scuro. Anche troppe. Vide molti ex membri del cast andare incontro a una fine talmente prematura da spezzargli il cuore. Ma nessuna di queste spezzò più cuori di quella dell’ex star del SNL e membro della famiglia fondatrice del 1975, spentasi il 20 maggio 1989, all’età di quarantadue anni. Gilda Radner. Chiunque ne avesse avuto la minima occasione, si era innamorato di lei... nella storia dello show, nessuna luce è stata più fulgida.

Di persona, Gilda era adorabile proprio come sullo schermo. È facile diventare sentimentale quando si parla di lei. So che nella sua vita aveva incontrato problemi e difficoltà di ogni tipo; e io la conoscevo bene, eppure non ne aveva mai parlato. Tutto di lei sprizzava gioia e felicità, divertimento e umorismo. (Steve Martin)

Nel 1980, con il SNL alle spalle e una nuova carriera nel cinema e nel teatro davanti a sé, Gilda aveva detto: “Penso che diventerò una gentile vecchietta – sempre che ci arrivi alla vecchiaia. Una volta ho detto questa frase a un tizio con cui uscivo, e lui mi ha risposto: Ma lo sei già.”

“Voglio dire, forse sono destinata a morire giovane o qualcosa del genere. So che è un pensiero tremendo. Però sono stata davvero fortunata. Molto, molto fortunata.”

 

Belushi era il suo eroe, la sua ossessione, ed egli cercò di modellare la sua vita personale e professionale in base a quella del folle albanese – nel bene e, purtroppo, nel male. Come Belushi, anche Chris Farley era perseguitato dai suoi demoni. E, come Belushi, era destinato a soccombere.

Spesso dicevamo che Chris era il bambino che John e Danny non avevano mai avuto. (L.Michaels)

Immagina di avere due tizi che si chiamano Chris, entrambi assunti nello stesso giorno, e che lavorano nello stesso ufficio, d’accordo? Uno è un nero di Bed-Stuy, l’altro un bianco di Madison, Wisconsin. Ora – secondo te, quale dei due morirà di overdose? Tanto per dire che non sempre le cose vanno come ci si aspetta. (Chris Rock, membro del cast, nato lo stesso giorno di Chris Farley)

 

Il tasso di mortalità del SNL ha continuato a essere spaventosamente alto. Tra le morti più scioccanti nella storia della serie va annoverata senza dubbio quella di Phil Hartman, che aveva partecipato al programma dalla metà degli anni ottanta a metà degli anni novanta... Hartman venne ucciso da un colpo di pistola sparatogli dalla moglie, Brynn, che poi si suicidò.

 


Il 21 maggio 2002 – solo qualche giorno dopo l’episodio finale della stagione – circa 150 membri della famiglia del SNL, passati e presenti, si sono riuniti nello studio 8H per offrire il loro tributo a Audrey Pearl Dickman, uno dei produttori dello show dal suo principio... Bill Murray disse che quella data segnava anche un altro momento capitale: era il tredicesimo anniversario della morte di Gilda Radner. “Audrey se n’è andata, Gilda se n’è andata, Belushi se n’è andato”, disse Murray. “E ci sono così tante altre persone che avrebbero meritato di andarsene prima di loro. Molte si trovano proprio qui in questa stanza.” Risate. “C’è qualcuno qui che vuole ammettere che avrebbe meritato di morire prima di Audrey?”

 

La mia segretaria entrò in ufficio e disse: “Elvis è morto”, e Michael O’Donoghue disse: “Ottima mossa per la carriera”. (John Landis)

 

(da Saturday Night Live di Tom Shales e James Andrew Miller)

 




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2 dicembre 2004
Il piccolo congiuntivo

«I Congiuntivi sono nemici dell'ordine, individui della peggior risma. Dei perpetui insoddisfatti. Dei sognatori, vale a dire dei contestatori. 'Voglio che tutti gli uomini siano liberi'. Via libera al disordine! 'Non credo che il nostro Presidente ce la faccia'. Grazie tanto per l'appoggio! Dalla mattina alla sera, loro desiderano e dubitano. Si è mai costruita una civiltà a partire dal desiderio e dal dubbio?»

Mi hanno chiesto di leggere questo librino qui.
'I cavalieri del congiuntivo', Erik Orsenna, Salani
È l'omaggio natalizio ai consiglieri dell'associazione per cui lavoro. Chi l'ha scelto mi ha chiesta un'opinione (dopo averlo scelto).
Sanno che tendo a leggere libri, all'associazione per cui lavoro. Si, me ne rendo conto, non sarebbe una cosa da rivelare. Influisce sul giudizio di colleghi e superiori. Riduce le possibilità di "fare carriera". M'è scappato detto: ormai...
L'ho letto ieri sera (si legge in una sera, anche a essere lettorilenti come me).
Potrebbe essere adorabile, ho pensato allla fine. O potrebbe essere una boiata.
Lo stesso pensai (adesso mi attiro contumelie) dopo aver letto 'Il piccolo principe', cui questo librino paga un debito evidentissimo, peraltro.
Non so: mi piacerebbe parlarne con qualche passeggero del TaxiGiallo che l'abbia letto o maneggiato...

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24 agosto 2004
Tutti gli uomini di Smiley

Sono, senza meno, un cultore di John LeCarré (siamo, credo, un gruppo folto e trasversale, come va di moda dire)
(qui George Smiley in una enciclopedia, qui la sua "timeline" e due mappe).
Ecco un po' di sottolineature da letture e ri-letture, in ordine abbastanza sparso:

La Talpa - Tinker Tailor Soldier Spy - 1974

Adesso pioveva a gran scrosci, lui era bagnato fino all’osso e, per punizione, Dio aveva spazzato via dalla faccia di Londra tutti i taxi.

Tarr non sapeva mentire quando era pressato. Colpa dei genitori, forse. Era troppo pronto quando non aveva una risposta a portata di mano, troppo aggressivo quando ne aveva una nella manica.

...ma quale donna s’è mai lasciata arrestare dall’ignoranza?

Lauder stava aspettandolo alla transenna, un metro e sessanta di niente, colletto bianco e segreta eccitazione per il fatto di ricevere una visita.

...diresse anche lui lo sguardo su Guillam: tranquillo e scuro come un pointer.

Questa ironia era l’unico strumento di comunicazione di Alleline, e poteva essere amichevole oppure ostile, piena di rimproveri o congratulazioni; ma alla fine era come sentir battere sempre sullo stesso chiodo.

Anche le sue circolari erano redatte in quello stile, pensò Guillam. Ogni pagina piena zeppa di sciocche metafore.

“Io ho una teoria che credo sia abbastanza immorale” riprese Smiley, in tono meno accorato. “Ognuno di noi dispone soltanto di una certa quantità di compassione. Se prodighiamo le nostre preoccupazioni su ogni gatto randagio, non arriviamo mai al cuore delle cose. Cosa te ne sembra?”

‘Non mi dispiace che lei abbia dei dubbi’ disse. ‘Mi confortano sul suo conto. Ma non se ne faccia un culto, altrimenti diventerà noioso.’

Il potere corrompe sempre ma qualcuno deve pur governare...

“George è come una salamandra” aveva detto una volta Ann a Bill Haydon, in sua presenza. “Abbassa la temperatura del proprio corpo finché è la stessa di quella dell’ambiente. Così non perde energia ad adattarsi.”

...una grande scultura che rappresentava, a suo giudizio, unicamente una specie di confusione cosmica...

...e stava piantato alla maniera dei poliziotti di tutto il mondo: a gambe larghe, il peso del corpo perfettamente bilanciato, il busto leggermente piegato all’indietro.

Era abbastanza calmo, quasi triste. Come un attore, avvertiva la distensione che precede l’apertura del sipario, quel senso delle grandi cose che si avviano a una piccola fine: come persino la morte gli sembrava ora, dopo tutte le lotte per l’esistenza: piccola e meschina.

...si chiese se esisteva amore tra esseri umani che non fosse basato su una specie di illusione volontaria.

...i russi dànno mance o le considerano antidemocratiche?

“Mosca era la disciplina di Bill” si disse. “Lui aveva bisogno della simmetria di una soluzione storica ed economica a un tempo.” Questo gli parve un po’ troppo semplicistico, così aggiunse un po’ dell’uomo che si sforzava di prendere in simpatia: “Bill era un romantico e uno snob. Voleva aggregarsi a un’avanguardia d’élite e guidare le masse fuori dalle tenebre.”

La vide smontare, lasciando la freccia accesa, ed entrare nella stazione a informarsi: alta e l’aria sventata, straordinariamente bella, decisamente la donna di un altro uomo.

******

Tutti gli uomini di Smiley - Smiley’s People - 1980

Mi hanno mandato un nano per acciuffare un gigante, fu il suo primo pensiero.

Contro la stupidità, gli stessi dèi combattono invano, pensò Smiley; ma Schiller aveva scordato i burocrati.

“la società è un agglomerato di minoranze”

Nella sua mente stava stringendo un patto con Dio: non altri morti, non più delitti, nessun altro Vladimir, e io Ti adorerò per il resto delle nostre rispettive esistenze.

Ci sono certe facce - ragionò - che conosciamo prima ancora di averle mai viste; altre che, viste una volta, non ci scordiamo più per tutta la vita; ed altre invece che vediamo ogni giorno e non ricordiamo affatto.

Un leggero ma persistente malditesta lo aveva tenuto per tutto il giorno in uno stato d’animo contemplativo.

Teneva la mano destra nella tasca della giacca, ma - appena vide Smiley - la estrasse lentamente, e gliela porse - come se gli porgesse una lama pericolosa.

...ovunque andasse, si rendeva evidente come un pesce su un albero.

Saul Enderby era un gentleman inglese e, quindi, la pioggia di Dio poteva cadere sul resto dell’umanità, ma non sopra di lui.

...egli le disse, cercando di usare il suo nome con naturalezza.

Egli l’amava - egli era indifferente a lei - egli l’osservava con la maledizione del distacco - ma lei lo lasciava. Se non lo so io stesso - egli pensò - come posso dirlo a te, chi sei? Vide le rughe della vecchiaia e del dolore che la loro vita insieme le aveva scavato sul viso. Ella era tutto ciò che lui voleva - ella non era niente - ella gli rammentava di qualcuno ch’egli aveva conosciuto tanto tempo fa: ella era remota da lui, lui la conosceva interamente.

Guardò quei bambini giocare, e ricordò dei versi, dal tempo in cui ancora ne leggeva:

Voltarsi a guardare la vita che scorre felice

da un mondo divenuto vecchio e freddo...

Sì, pensò cupamente. Vale anche per me.

...e meno che mai credeva nei borghigiani, con le loro facce da macellai, che il giorno della festa annuale stavano sull’attenti, con le loro pance in fuori, mentre il coro dei pompieri cantava inni patriottici in dialetto.

Egli era il primo uomo mancino ch’ella avesse mai visto e talvolta, guardandolo scrivere, si era chiesta se non fosse un’immagine allo specchio, mentre la vera versione di lui si trovava nell’automobile dietro il granaio...

Ciononostante, questo restava il solo piano che avessero a disposizione. “È il peggiore che abbiamo, se si eccettuano tutti gli altri” aveva detto Toby, celiando.

Smiley alzò la voce. Una volta tanto in vita sua si mise a urlare. Spalancò la bocca e gridò e tutti quanti sobbalzarono, nel locale: vale a dire che la cameriera alzò gli occhi dagli annunci matrimoniali che stava leggendo e dei quattro giocatori di carte, nell’angolo, perlomeno uno si voltò a guardare.

Guillam conosceva Berlino da quando era la capitale mondiale della guerra fredda, allorché ogni varco tra Est e Ovest aveva la stessa tensione di una operazione chirurgica.

******

...un piccione di passaggio, che lui presentò come George: un tipo piccolino, tracagnotto e gufesco, con un paio di occhiali tondi che sembravano essergli cascati inavvertitamente sul naso, dall'alto. A parte questo, spiegò Craw a Luke, quel George era il factotum di un'agenzia di stampa inglese per la quale lavorava sin dal medio evo.

Uno scrittore, dicevano: bene, chi non lo era?

Una rossa, il che, tanto per cominciare, era già mezzo puttanesimo di per sé.

...nella scala sociale inglese, aveva poi spiegato, i romanzieri erano considerati anche al di sotto dei giornalisti.

O stava già acquistando l'estrema parsimonia dei ricchissimi?

...per George Smiley le domande avevano l'abitudine di sfiorarlo appena: apparivano persino, dicevano certi suoi colleghi, di cattivo gusto.

Una scrivania è un posto pericoloso dal quale mettersi a osservare il mondo.

...avrebbe parlato fino a persuadere una scimmia a rinunciare alla coda

«Dopotutto, chi mai vuole che il proprio figlio venga educato insieme con un mucchio di persiani, tutti con sei mogli a testa?»

La signora Lacon, la cui intolleranza era immersa in un bagno di beata innocenza

...uno di quei folli naturali e spontanei ai quali la società inglese, e il mondo editoriale in particolare, sono sempre pronti a fare ampiamente spazio.

«Frasi più lunghe. È ora che voi giornalisti vi dedichiate al romanzo, scivete troppo corto. Paragrafi corti, frasi corte, capitoli corti. Vedete tutto in centimetri di colonna, invece che in pagine intere. Hemingway era lo stesso. Sempre a cercare di scrivere romanzi sul retro di una scatola di fiammiferi. Secondo me, dovete allungarvi.»

...e i resti di un sandwich al prosciutto morto da un pezzo di vecchiaia.

«Siamo editori di sinistra.» (...) «Il che significa che disapproviamo la caccia alla volpe e affidiamo la nostra sopravvivenza alla generosità di un miliardario analfabeta...

...un quartiere più o meno deserto come quello del Covent Garden, da poco defunto

...due poltrone li aspettavano: vecchio cuoio, crepato; dovevano aver conosciuto molti sederi.

...una bisbetica rinsecchita, con capelli a zazzeretta e calzini alla caviglia, capace di individuare un peccato prima che venisse commesso.

Quando sei alto come me, tesoro, diceva spesso lui, accidenti se non devi avere una buona ragione per tutto quello che fai.

Wilbraham era uno di quei tipi che hanno tutta l'aria di non rendersi conto di quanto tempo gli occorre per pensare.

Dialetto aristocratico, pensò Guillam: l'ultimo stadio del crollo linguistico.

Le risposte di Smiley contenevano più o meno la stessa emotività di quelle di un orologio parlante.

Puritano di sesto grado, pensò Guillam: è convinto che il sesso renda deboli e che lo spionaggio sia immorale.

La prolissità, come Smiley ben sapeva, crea in coloro che devono subirla o affrontarla un bisogno quasi urgente di parlare.

Quando parlano degli altri i vecchi in effetti parlano di sé, studiando la propria immagine in specchi svaniti.

...e mostrava tutti i sintomi dell'immortalità.

Un mercante svizzero con una faccia svizzera aveva una storiella svizzera da raccontare. Approfittò della presenza di Jerry per ripeterla per l'ennesima volta. Molto svizzero.

...finché l'intero orrendo apparecchio cominciò a vibrare come un autobus di Londra nel suo ultimo viaggio su per Clapham Hill.

...che in una città che stava per essere restituita alla giungla non c'era nessuna distruzione se non quella completa e assoluta.

Jerry spedì l'articolo dicendo che questa volta la rotta era irreversibile, e Stubbsie lo cestinò con un laconico: «A meno che tu non sia in linea diretta con lui, Gesù Cristo alle profezie preferisce la gente. Stubbs.»

La macchina era una vecchia Ford ammaccata con gomme lisce come un cranio pelato. Di tutti i tipi di morte che lui non intendeva fare nel giro di quel paio di giorni, questa veniva prima fra tutte.

...un giovane capitano nervoso, con l'ansia dipinta in faccia e l'aria di chi si sforza di tenersi all'altezza di una situazione che gli sfugge completamente di mano.

«Gli sto spiegando i principi della democrazia.»
«E quali sono?»
«Niente comunisti e niente generali,» rispose il colonnello, e scoppiò a ridere.

Smiley gli apparve come lui lo ricordava meglio: le braccia corte leggermente scostate dai fianchi, la testa un tantino reclinata indietro, l'espressione sul viso rattristata e insieme perplessa, come se avesse appena dimenticato l'ombrello in metropolitana.

(dalla "Premessa") C'è gente che, una volta che l'hai conosciuta, si fa largo di prepotenza in un romanzo e vi si piazza dentro finché l'autore non ha trovato loro una sistemazione.

- L'onorevole scolaro

*****

«Povero John», disse Sarah, deponendo il libro e alzando gli occhi verso di lui, scrutandolo. «Lealtà senza fede. È molto duro per te.» Lo disse con assoluto distacco, come se avesse identificato un male della società.

«Ma santo cielo, Adrian, credi che lo spionaggio sia un insieme di indiscutibili realtà filosofiche? I preti devono forse dimostrare che Gesù Cristo è nato il giorno di Natale?»

Si accorse che i suoi colleghi si attribuivano a vicenda qualità leggendarie...

È facile dimenticare che cos'è il servizio segreto: fortuna e dedizione.

Haldane sedette. Appariva vecchio, ma inviolabile, come un uomo i cui amici sono già morti.

Indossava un cappotto costoso di tweed marrone con le maniche un po' troppo lunghe. Era Smiley.

«Gli inglesi sono tutti matti! Il vecchio vicino al fiume: credono che il Tamigi sia il più grande fiume del mondo, lo sai? E non è niente! Soltanto un torrentello marrone, potresti attraversarlo con un salto, in certi punti!»

 (e alcuni riferimenti londinesi)
...scese le scale verso Prince of Wales Drive

I tassì giravano a tutte le ore dalle parti dell'Albert Bridge

Il tassì raggiunse St.George's Circus, passò oltre lo Eye Hospital e infilò Blackfriars Road.

Trentaquattro, Roxburgh Gardens, dalle parti di Kennington High Street. La strada divenne ben presto più squallida, le case più vicine. I lampioni a gas rilucevano gialli e piatti come lune di carta.

...l'ampia scalinata del ministero che si trova tra i Whitehall Gardens e il fiume. Il portone, largo e nuovo, era abbellito dal tipo di sculture fasciste che riscuotono l'ammirazione delle autorità locali.

...Lambeth Road dove impera il Dio delle battaglie, col Museo imperiale della guerra a un'estremità, scuole dall'altra, ospedali nel mezzo, un cimitero circondato da una rete, come un campo da tennis. Non si sa chi ci abita. Le case sono troppe per la gente, le scuole sono troppo grandi per i bambini. Forse gli ospedali sono pieni, ma gli scuri rimangono chiusi.

Seguì il fiume fino a Charing Cross e si trovò in un giardino deserto sotto la pioggia che cadeva.

- Lo specchio delle spie

*****

e altre da alcuni libri post-Smiley:

Single & Single - 1999

Alfred Winser era un avvocato, e per un avvocato i fatti esistono per essere sfidati. Tutti i fatti.

Non hai bisogno di veri inquilini: inquilini fantasma per dodici mesi filati, pensa! Residenti immaginari che spendono due milioni la settimana (...) I soldi che escono dalla tua valigia e che, attraverso i libri contabili, finiscono in regolarissimi conti bancari europei! Generando una documentazione immacolata per ogni futuro acquirente delle azioni! ...E chi è l’acquirente? Sei tu! Chi è il venditore? Sei tu! Vendi a te stesso, compri da te stesso, ed è tutto regolare!

Un poster minaccioso metteva in guardia contro gli attacchi cardiaci, ma il rimedio non era chiaro.

Due uomini sedevano a un lungo tavolo davanti alla finestra dell’ufficio di Toogood, entrambi impensieriti dallo stato dei propri capelli.

Si chinò sul lavandino, aprì il rubinetto dell’acqua fredda e con l’acqua raccolta nella coppa delle grosse mani si lavò la faccia, immaginando di togliersi dal viso una versione di se stesso che non era più operativa.

I giorni passano, ma ogni tanto io guardo ancora fuori dalla finestra per vedere se c’è una Mercedes blu in attesa di portarci chissà dove. Purtroppo, di solito piove.

Non c’è molta richiesta, al giorno d’oggi, di cecche venerande che fanno origami e imitano i versi degli uccelli. Sarà la recessione.

...e Brock vide con gli occhi del ricordo il sorriso vuoto e insulso sulla faccia butterata di Porlock e si domandò, come faceva sempre, come potesse, un uomo così spudoratamente corrotto come lui, camminare ancora a testa alta.

Oggi gli stupefacenti, disse soavemente la signora, incidono per un decimo dell’intero commercio mondiale.

Tu credi che il mondo verrà a cambiarti, ma non accade mai. Sei quello che sei, fino alla morte.

...e quel modo che hanno le ragazze alte di spostare tutto il peso su una gamba mentre tirano su l’altro fianco.

...caucasiche e petrolifere imprecazioni...

L’inesperto e il disinformato che gratuitamente, moralisticamente, autolesionisticamente cerca il pelo nell’uovo. Il primo uomo è stato Adamo? Non lo so. Cristo è nato il giorno di Natale? Non lo so. In affari si affronta la vita com’è. Non te la presentano le anime belle dei giornali cosiddetti progressisti.

E i loro occhi si incontrarono: (...) quelli di Oliver perché, come sempre quando una bella ragazza lo guardava, immaginava che si sarebbero intesi e avrebbero passato tutta la vita insieme.

“L’ascensore dei Single sale e non viene mai giù!” aveva scritto trepidamente un servile giornalista finanziario dopo essere stato invitato a pranzo da Kat. Tiger aveva fatto incorniciare l’articolo e l’aveva fatto appendere di fianco alla bottoniera.

...di un trio di ragionieri noti come i cambiapannolini perché sbrigavano gli umili lavori che i super-ricchi esigono dai loro sottoposti: macchine, cani, case, cavalli, yacht, tribune ad Ascot, liquidazioni di amanti non più desiderate e conduzione di discrete trattative con domestici malcontenti che se la sono battuta con la Rolls, una cassetta di whisky e il chihuahua dei clienti.

Vendere azioni fasulle alla banca per fare della banca il compratore. Poi ricomprare le stesse azioni tramite altre società perché il caso vuole che la banca sia tua. I trucchi del mestiere.

In un atrio avveniristico, due terrestri vestiti di grigio vigilavano dietro un candido banco spaziale.

Oliver la seguì in salotto. Uno studio in cerca d’artista, ricordò. Sculture cult, arte d’aeroporto, kilim di Kensington.

...Voleva sapere dove aveva messo le spazzole da scarpe. Sai come diventa quando si fa prendere dal panico. Vuole morire con le scarpe lucide.” Oliver annuì con aria d’intesa, anche se non aveva mai saputo che suo padre tendesse a farsi prendere dal panico.

Che i suoi occhi vedevano in negativo anziché in positivo, sicché per vari secondi la luna splendette nera sul bianco del cielo.

La maggior parte degli individui, quando fanno qualcosa di sbagliato, credono di essere degli eroi mentre in realtà sono delle teste di cazzo. Tu invece, tu fai tutte le cose giuste e ti credi una testa di cazzo.

Oliver si alzò, si stirò, si sgranchì le braccia e inarcò la schiena, fece insomma tutte le cose che faceva quando era rimasto seduto troppo a lungo nella stessa posizione, o quando pensava tante di quelle cose in una volta che le macchine del suo organismo dovevano scaricare un po’ di vapore.

*****

Il giardiniere tenace - The constant gardener - 2001

...intento a fare qualcosa di indispensabile che non ricordava, forse raddrizzare la fotografia di sua moglie Gloria con i due bambini,...

...era felicemente sposato con Gloria - e se non lo era, riteneva di essere l’unico a saperlo.

Il dovere di un militare è presenziare, non provare sentimenti.

Era decisamente attraente, notoriamente loquace, soprattutto quando non c’era granché da dire, e aveva l’orrenda andatura vacillante delle donne inglesi di stirpe reale.

Era un maratoneta londinese, tutto orecchie e ginocchia, gomiti e grinta.

Perché ero un archetipo, per te “tutto rituali senza un’ombra di fede”.

Siamo faccia a faccia, come ballerini in attesa che la musica giustifichi la nostra vicinanza.

E questo ebbe l’effetto di farlo continuare a parlare, cosa di cui in un primo tempo le fu grato, perché parlare era il suo modo di prendere le distanze dalla gente, a parte il fatto che con Tessa sottobraccio si ritrovò a pensare poco alle distanze e molto di più alle fragili caviglie nascoste dagli anfibi alla moda che lo seguivano passo passo lungo il viale. Gli pareva che, (...) invece di camminare, gli veleggiasse accanto, tanto era leggera.

Esiste un dolore giornalistico, diplomatico, televisivo, che cessa non appena si spegne l’apparecchio. Chi osserva il dolore senza fare niente, secondo Tessa, è solo un po’ meglio di chi lo infligge. Sono i cattivi samaritani.

Tessa era una bestia rara: un avvocato che crede nella giustizia.

I farmaci sono lo scandalo dell’Africa. Se c’è un fenomeno sintomatico dell’indifferenza dell’Occidente verso le sofferenze del continente africano, è la vergognosa carenza di medicinali adatti, per non parlare dei prezzi scandalosamente alti che le case farmaceutiche hanno preteso negli ultimi trent’anni.

...con un recapito presso uno gnomo svizzero che abita in una casella postale nel Liechtenstein.

Mi rifiuto di credere nell’esistenza di un Dio che permette la sofferenza di tanti bambini innocenti.

“Allora perché ti sposi in chiesa?”

Per intenerire il suo cuore, rispose.

C’erano anche data e ora. Persino travolto da un grande amore, Sandy Woodrow rimaneva un uomo coscienzioso.

Gli articoli sono commissionati dalle case farmaceutiche, anche sulle cosiddette riviste prestigiose.

...le grosse case farmaceutiche spendono miliardi per comprarsi medici e ricercatori che pompino i loro prodotti.

È sempre più difficile trovare opinioni scientifiche non comprate.

Avevano fatto prove su cavie gravide, topi, scimmie, conigli e cani, senza alcun problema. Ne era sorto qualcuno quando avevano cominciato a sperimentarlo sull’uomo, ma succede sempre. È la zona d’ombra di cui approfittano le case farmaceutiche. L’importante sono le statistiche e le statistiche dimostrano quello che gli si vuole far dimostrare.

Dov’è l’innocenza al giorno d’oggi, Tessa?

Justin prende le chiavi dalla credenza e, come un uomo davanti al plotone d’esecuzione, avanza abbagliato dal sole per trovarsi di fronte Beth e Adrian Tupper, la coppia più bella del mondo, i famosi scrittori trapiantati in Toscana.

(...)

Nel cortile c’è il loro pickup, con il retro ostentatamente carico di legna a beneficio dei lettori di Adrian, che dovrebbero credere che se la taglia da solo.

Che cosa credi che faccia Adrian con l’intelligenza che non mette nei libri?

E l’Organizzazione Mondiale della Sanità prende i soldi dell’America” aggiunse con sdegno, “il che significa che favorisce le grandi corporation, venera il dio Guadagno e non ama le decisioni radicali.”

Ma le spie non fanno queste domande ad alta voce. Non si fanno notare. Le spie stanno sdraiate su letti bianchi in città grigie e aspettano.

Perché mi fissano così? Sono ebreo? Sono polacco? Quanto tempo ci vorrà ancora perché la vostra Germania diventi un normale paese europeo, noioso come tutti gli altri?

E dalla mantella spuntavano non una testa, ma due: la seconda apparteneva al suo bel bambino biondo, legato nel seggiolino posteriore, che all’occhio inesperto di Justin parve della magnitudo di circa diciotto mesi Richter.

Con le corporation è sempre così. Il grande capo chiama il suo vice, il quale chiama il vice del vice, che a sua volta parla con il responsabile della sicurezza, che parla ai suoi amici, che parlano ai loro amici. E la cosa viene fatta. Non dal grande capo, né dal vice, né dal vice del vice o dal vice del vice del vice. Né dalla corporation. Da nessuno, in realtà. Ma viene fatta comunque. Non c’è niente di scritto, non ci sono carte, né assegni, né contratti. Nessuno sa niente, nessuno vede niente. Ma la cosa viene fatta lo stesso.

Amy era una grassa signora di mezz’età, una di quelle donne serie che decidono di recitare una parte comica.

Sia per Dio sia per il Guadagno.

Questa voce, pensò Donohue aspettando di capire perché era stato convocato, non me la scorderò mai. Arrogante e piena di lusinghe. Vittimista e bugiarda. Soprattutto arrogante. Risciacquata ma mai pulita.

...i fiori senza profumo che ti guardavano come le troie annoiate di cui Curtiss si circondava.

Credi che siano i governi a controllare il mondo? Tornatene a lezione di catechismo, ragazzo! Adesso si canta “Dio salvi le multinazionali”, lo sai?

...la solita folla di africani con niente da fare a parte guardarsi scorrere la vita accanto.

Conosci le regole del gioco. Non siamo pagati per avere il cuore tenero.

...alle menti oziose di giornalisti il cui dovere di informazioni non andava oltre la prossima scadenza e il prossimo invito a pranzo...

...il potere permanente in Inghilterra, quello intorno a cui ruotano e sculettano come tante spogliarelliste politici transitori...

(dalla “NOTA DELL’AUTORE”) In questo clima scottante in cui gli avvocati governano il mondo, tali precisazioni, peraltro verissime, sono d’obbligo. Nessun personaggio, ente o società di questo romanzo si ispira a persone o società reali, grazie a Dio...

Ma posso dirvi una cosa: quanto più mi addentravo nella giungla farmaceutica, tanto più mi rendevo conto che la mia storia rispecchiava la realtà in maniera più edulcorata di una cartolina.

*****

"Quando legge qualcosa, Mr Mundy, prima chieda a se stesso perché lo legge." (...) "Lo legge per informazione? Può essere un motivo. O lo legge per conoscere? L'informazione è solo la strada, Mr Mundy. La meta è la conoscenza."

La solita voce pedante, affilata come un rasoio, tre taglie più grossa di lui.

Ha occupato edifici universitari, partecipato a sit-in, presidiato barricate e, grazie alla sua abilità nel cricket, si è guadagnato gli onori di prodigioso lanciatore di bombette puzzolenti e pietre, di solito contro i furgoni corazzati della polizia, ritardando di conseguenza l'avanzata del fascismo almeno di un centesimo di secondo.

Sei inglese, e per voi la vita non è altro che un banale incidente. Ma io sono tedesco, e per me se la vita non ha alcuna logica è insignificante.

Piove, ma in fin dei conti è sempre stato così.

Università di Vassar, con un accento tedesco, si convince Mundy. Cortesia da hostess. Ancora una domanda, signore, e le rompo il collo.

Mundy si rammenta di una verità appresa a proposito delle persone costantemente in guerra con le autorità: ne sono anche innamorate.

«C'è una nuova "grande strategia" per rifondare il pianeta, nel caso tu non l'abbia notato, Edward» dichiara, a voce abbastanza alta da farlo sentire a chiunque interessi origliare. «La chiamano "ingenuità preventiva", e si basa sul presupposto che a chiunque nel mondo piacerebbe abitare a Dayton, Ohio, sotto un unico dio, senza alcun punto d'appoggio per poter supporre a chi appartenga quel dio.»

...le rovine del cimitero cristiano rendono il luogo un posto ideale perché i bambini vi mettano in scena le loro finte battaglie.

John LeCarré, Amici assoluti

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25 maggio 2004
Good Bye Lenin

Una bandiera rossa simbolo di libertà e di uguaglianza e di speranza, nata prima dell'URSS e del PCI e destinata a sopravvivere all'infinito. Mentre la bandiera saliva, Libero e i suoi amici e tanti altri compagni si alzarono in piedi col pugno alzato e gli occhi lucidi di commozione. Cantavano L'Internazionale e la guardavano salire in alto, sempre più in alto. Sopra la piazza, sopra gli alberi, sopra il campo sportivo, sopra i tetti delle case, sospinta da un lieve vento e dal coro di tutti i presenti. Quando la perse di vista, Libero salì sulla sua bicicletta e la inseguì nella notte. Spartaco e Yuri scoppiarono a ridere.
Giuseppe Caliceti, Il busto di Lenin




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4 marzo 2004
Camere separate

"Le loro lettere non erano solamente l’espressione del loro cuore, della loro fantasia e della loro intelligenza, ma soprattutto venivano a documentare la loro vita insieme come se due scrivani la redigessero, con passione, per conto della Storia.
Così le lettere, da parole d’amore, si trasformavano in documenti del divenire e, da questi, calcificavano, bianche come il granito, in reperti di una archeologia del loro impossibile, ma vero, tentato amore. E la loro unione veniva ad avere alle spalle non più solamente il vuoto di una disprezzata razza senza nome, ma iniziava a scrivere, da sé, la propria storia; per questo, solo in quel momento, stava nascendo e cominciava a esistere, non più esclusivamente per loro - due piccole e finite entità, Leo e Thomas, che presto sarebbero scomparse dal mondo insieme a tutti i loro amici e a quanti li avevano conosciuti, per trasformarsi soltanto in un pugno di ossa friabili e secche - ma, anche, soprattutto, per gli altri."
da ‘Camere separate’ di Pier Vittorio Tondelli.




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21 febbraio 2004
una nuova "grande strategia"
«C'è una nuova "grande strategia" per rifondare il pianeta, nel caso tu non l'abbia notato, Edward» dichiara, a voce abbastanza alta da farlo sentire a chiunque interessi origliare. «La chiamano "ingenuità preventiva", e si basa sul presupposto che a chiunque nel mondo piacerebbe abitare a Dayton, Ohio, sotto un unico dio, senza alcun punto d'appoggio per poter supporre a chi appartenga quel dio.»
John LeCarré, Amici assoluti



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