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Il blog di Beppe Giuliano Monighini. Dal 2003
13 dicembre 2012
Un nuovo taxi per il vecchio blog
Tocca cambiare modello, con un po’ di dispiacere e patema
Ora il taxigiallo sarà qui


Il vecchio taxi rimane invece parcheggiato, comunque
(e se mi riuscirà mai, come accessorio del nuovo inserirò qualche vecchio post a cui voglio un po’ di bene)





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6 novembre 2012
Le fotografie, ancora (e ogni 6 novembre)


L'avevo scritto anni fa (ne erano passati dieci, allora, dall'alluvione del 6 novembre 1994)
"C'è questa cosa delle fotografie, che m'han detto in tanti.
Che di tutto quello che han perso, alla fine, è per le fotografie che gli dispiace di più..."
Continua a leggere qui





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21 settembre 2012
Co-taxigiallo
Questo taxigiallo domani, sabato 22 settembre, e domenica 23 settembre, è a Espresso Coworking, conferenza nazionale di coworking e lavoro, in Alessandria
Ah, la mia città ospita un'iniziativa notevolissima, smentendo molti luoghi comuni, e
"Internet gratis in tutta la città nel weekend di Espresso Coworking"
Qui il programma
Qui i relatori



Da lunedì, poi, si va a Torino, al Social Media Week.
Lunedì alle 16 a "Smart city e smart conversation: il valore dei social network e della conversazione online. Trasparenza, obbligo o necessità?"
(c'è anche Pippo Civati)



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5 settembre 2012
Però

...a Alex Zanardi da Castel Maggiore glielo lascerei guidare volentieri il taxigiallo
(che magari me lo alza fino al cielo)




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13 agosto 2012
Tweets of London

Come cantava Ralph McTell (circa, quasi): Let me take you by the hand and lead you through the tweets of London (circa, quasi, l’avevo detto)
E siccome “twitter” è stata la nuova specialità olimpica di maggiore successo, ecco giorno dopo giorno una piccola storia delle Olimpiadi di Londra, per tweet

sabato 28 luglio – La ragazza velata


domenica 29 luglio – La ragazza cattiva


lunedì 30 luglio – La piccola

Ruta Meilutyte della Lituania, nata nel 1997, quindici anni compiuti da poco quindi, vince i 100 rana. Si commuove e ci commuove

martedì 31 luglio – Il tocco

Michael Phelps perde (e già questa è una notizia) all’ultimo tocco i 200 farfalla; allo stesso modo aveva vinto uno dei suoi innumerevoli ori alle Olimpiadi di Pechino. I nuotatori e le nuotatrici italiani, intanto, dopo tutto il “vedettismo” affondano come l’u-boot


mercoledì 1 agosto – Mi ci siedo sopra



giovedì 2 agosto – In punta di fioretto

E anche stavolta le tigri del fioretto hanno vinto, con ferocia, tutto quel che c’era da vincere

venerdì 3 agosto – Il diverso paio di scarpe


sabato 4 agosto – Drugo (non abita più qui?)


domenica 5 agosto – La Straneo

Che ad Alessandria d’ora in poi è soprattutto una maratoneta, non più solo una scuola

lunedì 6 agosto – Un gran giro di pista




martedì 7 agosto –Mosquito




mercoledì 8 agosto – L’ultimo tango della Generaciòn Dorada


giovedì 9 agosto – Sorriso d’oro



venerdì 10 agosto – Speranza solitaria

Hope Solo, portiere iùesei, un nome da Guerre stellari e una vita da film

sabato 11 agosto – Una poltrona per due

Dura scegliere tra Mo Farah che vince i 5000 dopo i 10.000 e Usain Bolt all’ennesima impresa (loro si sono anche scambiati i festeggiamenti, con Bolt che fa il Mo-bot e Farah arciere)




domenica 12 agosto – Hello Goodbye





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7 agosto 2012
Campioni (cuore coraggio cervello, qui)


Questo spot (uno dei migliori delle Olimpiadi secondo Il Post) vi commuoverà



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6 agosto 2012
Corri Valeria corri


La piccola grande donna di Alessandria davanti a tutte!
E tutto il mondo ha fatto il tifo per lei, ieri, alla maratona di Londra 2012
(accidenti, correva anche più veloce di un taxigiallo, mi sa)

ah, p.s. ora la sua storia la racconta (molto bene) Il Post



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9 luglio 2012
Il collega di Ottiglio


ne ha fatta di strada, anche col suo taxi, e coi suoi particolari clienti



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21 febbraio 2012
Ritornerò in ginocchio da te
Anche da discreto "seguace" di 'Top Gear' (non l'avete mai visto? "continuiamo così, facciamoci del male") non trovo niente di particolarmente diffamante nel test che Corrado Formigli, appunto in stile 'Top Gear' (dove ne fanno e dicono ben di peggio) ha condotto sull'Alfa Mito (e non stiamo parlando di un'auto che celebreremo ancora tra decenni, peraltro).
E mi lascia basito la condanna per "informazione non variteria e diffamatoria" comminatagli dal Tribunale di Torino.
Anzi, prima ancora mi lascia basito che sia stato, come si dice, trascinato in tribunale da una ditta, di certo abituata a informazione molto più disponibile (ehm), che forse potrebbe pensare a cose più importanti, a partire da un catalogo prodotti che, lo vediamo anche nel servizio, non regge la concorrenza.





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30 ottobre 2009
Chi ha ucciso Stefano Cucchi?


Accaduto in Italia nell'anno 2009



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26 agosto 2009
Cartoline
 
Qualche cartolina comperata il Liguria, 60 centesimi cadauna.
Le potete vedere qui


 ...e qualcuna dal Rosa, qui

Tanto per finirla con ‘ste vacanze




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17 aprile 2009
I colori di Caino (la storia di Delara che sarà impiccata il 20 aprile)
 «Sai cosa significa essere prigioniero dei colori? Significa me. La mia vita dai 4 anni in poi è stata fatta di colori. Compiuti i 17 anni, li ho persi... Ora la sola immagine che appare ogni giorno davanti ai miei occhi è quella di un muro. Io Delara Darabi, incarcerata per omicidio, condannata a morte... mi sono difesa con i colori, le forme e le espressioni».
La storia di Delara sta sul Corsera di oggi, e la potete leggere qui
Delara è una ragazza iraniana oggi ventitreenne, in carcere da quando aveva 17 anni, condannata a morte, e sarà impiccata il 20 aprile.
La ragazza è anche una pittrice, e l’autrice dell’articolo lo sottolinea ampiamente. Io dico che sarà terribile comunque, l’esecuzione di Delara, anche se lei fosse del tutto negata a dipingere.
Non è il fatto che sia anche una pittrice che ci deve inorridire (o impietosire), è il fatto che stiano per impiccarla (oltretutto a seguito di una vicenda giudiziaria ben poco “giusta”, come potete leggere - e come troppo sovente succede).
So che è velleitario pensare la si possa salvare, però almeno cerchiamo di non far passare questa esecuzione sotto silenzio, no?

La notizia del rinvio (per ora) dell'esecuzione sta qui. Speriamo bene...
Ultimo aggiornamento: Delara ha inviato ai genitori un sms scrivendo "Mi impiccano fra poco, aiutatemi" ed è stata giustiziata nelle prime ore della mattina del primo maggio



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9 gennaio 2009
Sto...
  
...leggendo: ‘Motel Life’ di Willy Vlautin (Fazi); magari poi vi dirò

...ascoltando: mioddio, ‘Creeque Alley’ dei Mamas and Papas (“e nessuno sta diventando grasso a parte Mama Cass”. Povera Mama Cass, non sembrava una che avesse anche bisogno di essere presa in giro)

e l’altroieri, grazie alla “grande nevicata del 2009” mi sono rivisto con tutta calma ‘Pulp Fiction’. Ehi, un mister Wolf servirebbe proprio, qui dove lavoro (mister Wolf? non le riuscirebbe di passare di qui, che so, un paio di volte alla settimana?)




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ECONOMIA
17 dicembre 2008
“Nel lungo periodo” eccetera
 Temo che questa crisi economica sarà più lunga del previsto. La più importante organizzazione datoriale italiana (quella di viale dell’Astronomia, all’Eur) ha pubblicato sul proprio sito una notizia dal seguente titolo:

Scenari economici n. 4 - Dicembre 2998 - L'economia italiana nella crisi globale

Non sono in grado di linkarla (sta nell’area riservata), ma credetemi che il titolo quello è (l’ho riletto un po’ di volte): dicembre 2998.
Come si dice, mettiamoci tranquilli...




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2 dicembre 2008
Statisti del cazzo
 Ci sono (ri)cascato. Ho scritto un commento a un post di un blog (e già ‘sta frase, a rileggerla, dovrebbe preoccuparmi; per tentare uno squallido gioco di parole: “fermato al post di blog”).
Il blog è Spinoza, che sta in breve diventando il mio nuovo filosofo di riferimento. Lo preferisco pure a Wittgenstein, ultimamente troppo “demi-monde” (come ha scritto D’Avanzo per la gioia del suo curatore).
Comunque. Il commento illuminante (ehm) mi pare si regga da sé (come uno ubriaco ma non troppo, insomma), anche senza il post, e siccome nella tristezza rivela un mio attuale pensiero-forte, lo ricopio qui
(in sintesi, tutta ‘sta sbrodolata per un mio modesto giudizio su due ex-uomini di spettacolo accumunati dalla passione per la medesima pratica sessuale):


Ieri sera, tornando a casa, ho sentito alla radio intervistare sulla vicenda Sky (e tassa sul porno), prima Berlusconi, subito dopo Rocco Siffredi. Purtroppo per noi, lo statista sembrava Rocco (mentre l'altro sembrava il cazzone, per chiamare le cose col loro nome proprio).
Siccome mi piace trovare del buono in ogni cosa, ho subito pensato ai due a ruoli invertiti, al premier che deve formare il governo, e a un film di genere imperdibile: Rocco e il ca...sting delle ministre

beppegi - 2 Dicembre 2008 - 8.12




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musica
12 novembre 2008
E invece "count the time in quarter tones to ten"?
 Sono tornato sul luogo del delitto. Recidivo specifico, si dice. Ho risposto, sempre nel mio inglese, al quesito “verso favorito di una canzone di Jackson Browne” e, per non farmi mancare niente, ne ho scelti tre (e aggiunto un quarto).
Potevo non lasciare qui copia del mio illuminante pensiero in proposito?


I pick three:

"if I can get you to smile before I leave"
sounds to me like a good lesson about life, and you know: "somewhere between the time you arrive/ and the time you go/ may lie a reason you were alive/ but youll never know"

a political one that rhymes perfectly:
"Ah boy boy
This world is not your toy
This world is long on hunger
This world is short on joy"

and the famous
"These days I sit on corner stones
And count the time in quarter tones to ten, my friend"
though I read in an interview (the book is Songwriters by Paul Zollo, I read it in an italian translation) that JB is not sure about the meaning (I'm not, too, but I really like them; it's a great image)




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SOCIETA'
5 novembre 2008
Un bel messaggio




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musica
30 ottobre 2008
Com’è che si traduce ‘Live Nude Cabaret’, già?
 Mi sono lanciato. Senza vergogna (e complice quella cosa - un po’ da adolescenti, un po’ di moda - che si chiama facebook, dove posso fare spudoratamente il fan di Jackson Browne) ho commentato, in "inglese" (gulp!), il suo ultimo disco ‘Time The Conqueror’.
E me ne vanto, ovviamente; ricopio dunque qui quel che ho scritto (tanto il mio prof di inglese del liceo, per fortuna - non sua, certo - è morto):

I think it's a good record. Not one of his best ones (his best ones have been recorded a long time ago, isn't it so?), but a record that can stand with everything he has done after 'Running on empty' (and he has done some records that are not as good as this one, after 'Running On Emplty': do I really have to mention 'Hold Out' - saving the wonderful song for Inara, of course?).
Best tracks on this one: the title track, Going Down To Cuba, Live Nude Cabaret.
A weakness? I'm not convinced with the female harmonies.
A strength? The more I listen to it, the more I like it.
After all, money well spent.

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musica
22 ottobre 2008
Um bom feeling


Non so se funziona sempre, e per tutti, ma io se ho bisogno di un po’ di buonumore (come adesso, per dire), mi guardo questo video qui.
Fra l’altro i commenti che si trovano su ‘youtube’ sono divertenti da leggere:

Ninguém contsegue ser mais NATURAL, mais profundo, mais angelical por mais amor numa só música como a Sara !;
ela so prova que a mistura das culturas traz resultados inquestionaveis, e esta nao tem dono... somos todos resultado da diversidade que o mundo e;
espero que essa canção faça bem a todos que a escutem...;
a voz de Sara Tavares é um bom feeling, é como o toque do sol, desperta o sorriso da vida!!
Naturalmente non mi è ben chiaro cosa significhino, ma il suono del protoghese è così gradevole.

p.s. se davvero si vede il video, allora il TaxiGiallo con un sorprendente progresso tecnologico si è dotato addirittura delle immagini in movimento. Come disse il maresciallo con cui ero in ufficio durante il servizio di leva, quando ci sostituirono la macchina da scrivere con una elettronica: con le moderne tecnologie ci stiamo complicando la vita...


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7 ottobre 2008
Mai guidare un’automobile da morti
 - «Una volta lessi su un pacchetto di cerini: “Arrivare al successo senza l’Università. Spedire 5 dollari a P.O. Box 1531 New York, N.Y.” Decisi che quella era la mia via d’uscita. Mi arrivò un blocchetto con su scritto: “Diventa meccanico, radio-elettrauto, banchiere, musicista, agente assicuativo... maniaco sessuale, omicida, disoccupato.” Musicista mi sembrava la parola che suonasse meglio e mi diedi da fare.»
Tom Waits, mi rendo conto, ha seguito gli stessi studi del “Senatùr”. Che purtroppo, però, non è stato altrettanto attratto dalla parola musicista, ahinoi.
Comunque, siccome la vita del “Senatùr” non mi interessa (certo, vorrei che anche lui non interferisse nella mia), ho provato a raccontare Tom Waits.

Su parolae, qui

- Pioviggina. È autunno. Dopodomani Lennon avrebbe compiuto 68 anni. E il mio mito Jackson Browne ne compie 60. Li festeggia con un disco che, a proposito, si chiama ‘Time the Conqueror’ - Tempo il conquistatore, e un’imponente barba da sovrano.
Io, di mio, per potarmi avanti ho fatto testamento (biologico).
Dal Giulio Mozzi, notaio in Padova.

Lo leggete qui




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19 settembre 2008
La finanza della rosticceria - director’s cut

Un lavoro da “negro” (come dice wikipedia, dopo l’avvento del politicaly correct, si dice “ghostwriter”) che ho fatto un paio di mesi fa. Depurato del lieto fine posticcio (come Blade Runner, insomma) mi pare discretamente attuale...

 

Il romanzo di culto di Robert Coover, ‘Il gioco di Henry’, ha quarant’anni giusti e uno dei capitoli conclusivi più spiazzanti della letteratura contemporanea.

Il protagonista Henry ha un buon lavoro, una vita “normale”, se non fosse per un’ossessione: ha inventato una simulazione del baseball con dadi e tabelle (quarant’anni fa non c’erano ancora i pc) e ogni sera si trasforma nel proprietario della Universal Baseball Association, la sua invenzione, la sua creatura (le leghe di fantasia del baseball, solo marginalmente basate sul reale andamento del campionato, hanno una lunga tradizione statunitense, milioni di giocatori, fra cui alcuni insospettabili come lo scrittore beat Jack Kerouac, e sono spesso ribattezzate “rotisserie leagues”, leghe della rosticceria, perché lì si ritrovavano a giocare famosi giornalisti di New York).

Finché l’ossessione prende il sopravvento, nella vita di Henry, e la sua “normalità” è spazzata via dalle vicende delle sue creature, dei suoi giocatori di fantasia.

L’ultimo spiazzante capitolo, con un ardito salto, ci porta molti anni-lega avanti, direttamente al dialogo fra alcune creature, alcuni giocatori che scettici si interrogano sull’eventuale esistenza di un creatore, di cui gli anziani conservano un vago e confuso ricordo; concludendo che, se anche dovesse esistere, Egli è comunque lontano, ininfluente.

Perché ve lo racconto? Perché il romanzo di Coover m’è venuto in mente mentre riflettevo, amaramente, sull’attuale andamento della nostra economia.

Presentando l’ultima, negativa, indagine congiunturale, ho dovuto ricordare che: “cominciano a farsi sentire pienamente sulle economie europee e italiana le conseguenze della quasi recessione americana, del violento shock provocato dal rincaro delle materie prime a cominciare dal petrolio, del rialzo dei tassi causato dalla crisi di liquidità, dello scoppio della bolla immobiliare anche in molte nazioni Ue...”

Il comune denominatore di queste influenze negative? Tutte derivano dagli eccessi della finanza “creativa”, dall’incontrollato dominio che la speculazione finanziaria ha assunto, negli ultimi anni, sull’economia reale.

Un ristretto gruppo di operatori che sembrano essersi inventati una loro lega, solo marginalmente basata sui fatti dell’economia, in un luogo qualsiasi (magari una rosticceria) ha giocato le proprie simulazioni, creando ricchezza solo per loro stessi, portandoci all’attuale situazione. Anche loro, temo, si interrogano sull’eventuale esistenza di un creatore (di chi avrebbe dovuto controllare il loro “gioco”) concludendo che, se anche dovesse esistere, Egli è comunque lontano, ininfluente.

(...)




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11 settembre 2008
L’undici settembre, Ronnie

«No, non me la sento di uscire, non oggi. Mi dispiace, Anna. Sì, lo so che fra qualche giorno si ricomincia e rimpiangerò questa giornata sprecata in casa. Però, oggi, proprio no.»

 

Finora ci sono stati ventinove campioni del mondo di Formula 1, e circa un quarto di loro è morto al volante (se nel conto ci mettiamo anche Denny Hulme, che è morto durante una corsa, vero, ma d’infarto). Solo uno, peraltro, si è ucciso durante un gran premio (Ayrton il 1° maggio del ’94, come molti di certo ricordano). Un altro di loro, Jochen Rindt, si è ucciso nella stagione in cui vincerà il campionato, nelle prove del gran premio di Monza. A Monza trent’anni fa giusti s’è ucciso anche Ronnie Peterson, che non ha mai vinto il campionato mondiale, pur essendo un grandissimo pilota.

Contro tutti questi campioni ha corso Michel Vaillant, nella sua più che longeva carriera a fumetti: ha esordito con il primo episodio della serie, ‘La grande sfida’, da noi nel 1963, in originale su ‘Tintin’ in Belgio fra il ’57 e il ’58.

Io sono diventato un suo fan grazie al ‘Corriere dei Ragazzi’ che pubblicava le storie a puntate; ancora ricordo la settimanale ansiosa attesa per l’episodio successivo di ‘Rodeo su due ruote’, ‘Il rally della paura’, ‘Serie nera’...

Ronnie ha corso contro Michel proprio in ‘Serie nera’; guidava la March 711, quella che al posto dell’alettone anteriore sembrava avere il vassoio di un cameriere del ristorante alla Rascasse.

 

Avevo dieci anni quando dovetti prendere una (prima) decisione difficile. Mia madre mi disse che non potevamo permetterci di comperare, ogni settimana, sia ‘Topolino’ sia ‘Autosprint’. Ora: ho imparato col tempo che le decisioni difficili sono (ahinoi) ben altre, ma insomma un bambino messo davanti alla necessità di scegliere fra due cose che gli piacciono, e costretto a una rinuncia... Risposi immediatamente (ancora adesso finisco sempre per scegliere d’istinto: infatti quando rimugino inevitabilmente mi ingarbuglio), rinunciando a ‘Topolino’. Adesso che gira per casa, lo leggono i miei bimbi, io neppure lo sfoglio mai. Una rinuncia - forzata - definitiva, insomma (oddio, questo periodo dice davvero troppo del mio carattere, quasi quasi lo cancello).

 

Quel che non mi è piaciuto di ‘Adrenalina blu - La leggenda di Michel Vaillant’, il film prodotto da Besson nel 2003, è... Michel Vaillant. Inadatto l’attore, un ragazzotto e non l’uomo che il notre héros è nei fumetti (come è facile rimanere delusi dalla rappresentazione cinematografica di un mito dell’infanzia). Le scene di corse, bah, non sono malaccio e neanche sono epocali, come la maggior parte delle scene di corse nei film, d’altronde (ricordate Elvis al volante? supera tutti nel deserto nei dintorni di Las Vegas, quelle riprese che le vedi e pensi: ecco, è lui seduto in un modello immobile, e sullo schermo dietro scorrono immagini troppo colorate, troppo grandi o troppo piccole, sempre un po’ fuori sincrono).

Guardate: il film più bello sulle corse resta ‘Grand Prix’ che John Frankenheimer girò nella stagione 1966, in cui Monza è fatale al malinconico Jean-Pierre Sarti, interpretato splendidamente da Yves Montand - in realtà, non un gran pilota; il migliore fra gli interpreti, alla guida, si rivelò James Garner. Un episodio curioso è che Frankenheimer lo girò in fretta e furia perché un film simile lo stavano preparando John Sturges e Steve McQueen, che poi nel ’70 interpretò ‘Le 24 Ore di Le Mans’, un grande flop commerciale e un grande film di corse automobilistiche (il primo giro su youtube - le sport prototipo di allora, le Porsche 917, le Ferrari 512, sono fra le più belle vetture di sempre); i due avevano già un contratto col Nürburgring, che in ‘Grand Prix’ non si vede, il regista dovette infatti consegnar loro il materiale girato.

 

Due erano i piloti nel cuore del ragazzino che, nell’autunno ’73, scelse di comperare ‘Autosprint’ anziché ‘Topolino’.

James Hunt era un ragazzone inglese dall’aria scanzonata un po’ hippie, il più lontano possibile dal perfetto british di un Graham Hill, con la fama di scassamacchine, che correva su un’automobile tutta bianca, tranne due strisce che riprendevano il rosso e blu della bandiera, l’unica priva di sponsorizzazioni, pagata dall’eccentrico miliardario non ancora trentenne Lord Hesketh.

Ronnie Peterson invece era uno svedese paffuto sposato con Barbro, la fidanzata dell’adolescenza, e guidava la nera Lotus sponsorizzata dalla marca di sigarette John Player’s. Lo giudicavano il più veloce in assoluto, e a Monza era praticamente imbattibile: nel ’71 secondo d’una punta dell’automobile, battuto allo sprint per un centesimo; primo nel ’73, nel ’74, di nuovo nel ’76 con una March molto poco competitiva.

Soprattutto Ronnie era nel cuore del ragazzino.

Fu proprio Hunt a urtare Ronnie, al via del gran premio del ’78, un incidente per cui continuerà a incolpare il pilota italiano, Patrese, che forse l’aveva a sua volta urtato con una manovra spericolata dopo una partenza confusa. E fu proprio James Hunt a estrarre Ronnie dalla Lotus in fiamme, a prestargli i primi soccorsi, a tentare di impedirgli di guardare le gambe massacrate nell’urto.

 

Anna mi piaceva, e io non piacevo a lei, non abbastanza (una storia raccontata anche troppe volte, no?). Passavo a prenderla col motorino, la caricavo sul sellino e la portavo in giro per la città, sperando senza successo di baciarla.

Quando mi telefonò ero solo in casa, e avevo appena sentita la notizia alla radio.

Non me l’aspettavo: la sera prima era gravemente ferito alle gambe ma non in pericolo di vita, ora Ronnie Peterson era morto per un’embolia gassosa (una polemica annosa incolpa i medici del Niguarda, che lo operarono per molte ore nell’immediatezza dell’incidente).

Ero disperato. Non me la sentivo di uscire, non quell’undici settembre. Neppure con Anna. Il promemoria della mortalità mi rimbombava nella testa, faticavo a tenere gli occhi aperti. Qualche giorno dopo sarebbe ricominciata la scuola, mi disse lei, avremmo avuto molte meno occasioni per vederci. «Rimpiangerò questa giornata sprecata in casa,» le risposi, mentendo.




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2 settembre 2008
“Con simpatia a Giuseppe”

Vecchie fotografie (scrivere vecchie mi fa effetto, visto che le ho scattate io) degli anni settanta, quando mio padre mi portava a vedere le corse al circuito di Morano Po, che fu chiuso nel 1977.

Ci venivano gli svizzeri (che a casa loro non possono correre sui circuiti, un’altra conseguenza - forse - della neutralità; e mi pare non possano nemmeno correre nei caveau sotterranei delle banche, almeno non con le vetture a ruote scoperte), vi faceva tappa il Giro d’Italia automobilistico (anche quello sopresso da una trentina d’anni), si vedevano la Formula 3, la Formula Italia... E purtroppo non ho fotografie dell’Interserie, che pure ricordo di aver visto, nel “lontano” settembre ’74.

Le ho messe qui 




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28 agosto 2008
Debuttanti

Jakob Dylan, Seeing Things. Accidenti, il disco che avrei voluto fare, fossi un singer/songwriter americano (lui è pure molto bello, sulla copertina del disco). "Evil Is Alive and Well", "All Day and All Night", "I Told You I Couldn't Stop", "On up the Mountain".


Mudcrutch, Mudcrutch. “Il Piero di Torino” (l’ho sempre sentito chiamare così, per distinguerlo dall’altro cugino di mia madre, “il Piero Martelli”) andato in pensione, lasciò la moglie per la fidanzatina dei quindici anni. I Mudcrutch erano la band di Tom Petty e di un paio di Heartbreakers (i più bravi) prima di Tom Petty and the Heartbreakers. Adesso, trascorsi più di trent’anni, hanno inciso il primo disco (la copertina è di rara bruttezza). "Oh Maria", "Lover of the Bayou", "The Wrong Thing to Do", "Topanga Cowgirl".




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22 maggio 2006
Sorpassano gli incroci correndo a testa in giù

Questo signore di mezz’età sta per partire per la Cina.
Un viaggio normale, oggi, visto che nella presentazione del suo sito scrive di essere (oltre che padre e marito) imprenditore.
(Ma anche la definizione “signore di mezz’età”, vedete, è volutamente fuorviante. Un quarantacinquenne è di certo nella cosiddetta mezza età, ma di solito non fa quel che fa lui).
In Cina lui ci va di corsa a piedi, infatti. No, non partendo da qui. Arrivato in Cina, però, abbandona ogni altro mezzo di trasporto e attraversa il deserto del Gobi correndo.
Peraltro, come si legge qui, con una superiorità energetica rispetto agli altri mezzi di trasporto davvero notevole.
Ed è solo l’inizio, oltretutto, perché poi lui corre in Cile, in Egitto, al polo Sud...
Siccome per questo signore di mezz’età ho lavorato quattro anni, sono certo che ce la farà.
Corri, Checco, corri!
(Lo si può seguire anche sul blog)




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10 aprile 2006
...e io mi son sbagliato a votare!
No, non nel senso che ho fatto la croce sul simbolo di un partito diverso da quello prescelto (che è stato, per dirla tutta, la Rosa nel Pugno).
No. Sono proprio entrato nella sezione sbagliata. M'han timbrato la scheda e solo allora il Presidente, che abita nella mia stessa via, m'ha detto: "guarda che tu voti alla sezione 1, non qui alla 2."
Ammetto che l'errore è stato notevole, anche perché abito in un paese in cui ci sono... 2 sezioni (ed entrando nella scuola che le ospita, infatti, ho detto: "guarda, hanno invertito le sezioni, rispetto all'ultima volta.")
Mi sono così presentato alla 1 con aria sconsolata, cercando di spiegare come mai la scheda era già timbrata, sotto lo sguardo diffidente del Presidente di seggio, un ex-dicì passato di là...



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20 marzo 2006
Hopperiana


«Bellezza del paesaggio americano: che anche nel più piccolo dei suoi segmenti sia inscritta, per così dire come espressione, la grandezza smisurata di tutto il paese»
Grazie a Blog senza qualità

«non lo so, non me lo spiegare... ma l'America è davvero la Grecia dei nostri giorni, è mito, è epos, è eros e thanatos, è la testimonianza di una volontà divina più grande di noi - là tutto è grande, bigger than life
o forse è soltanto il mito di noi piccoli comuni esseri mortali, che abbiamo bisogno di queste proiezioni mentali? cos'è dunque?
non lo so; come te, come Leone (fino a un certo punto), non sono mai stato in suolo americano: che dipenda anche e soprattutto o solo ed esclusivamente da questo che ne amiamo l'essenza, che la idolatriamo? la nostalgia per le cose non viste/non vissute, si sa, è più forte che mai...»
Ecco quel che m’ha scritto Roberto Donati, e tanto m’è piaciuto

 

…e l’immagine è una fotografia scattata nel 1961 da Dennis Hopper (sì, proprio lui, Buffalo Bill – ma davvero si scrive con due effe? - l’amico di Capitan America) e “presenta” la mostra del Centre Pompidou su cui ha scritto un interessante articolo Francesco Poli (La Stampa del 9 marzo).
Recentemente Dennis Hopper è pure tornato “sul luogo del delitto”.

 




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6 marzo 2006
Libri nello spazio

 Roberto Donati sta ad Arezzo (l’indirizzo non lo so, da casa mia sono comunque un 370 chilometri). E ha pubblicato un libro con un editore di Alessandria (in via Baggiolini 3, che da casa mia sono poco più di 30 chilometri, ma da casa dei miei genitori, a piedi, ci si va in meno di cinque minuti).
Mi ha scritto un mail, Roberto Donati, qualche mese fa. L’ha inviato a un indirizzo che è pubblicato sulla quarta di copertina del mio libro, e che ormai uso raramente. Così io ho letto il suo messaggio un tre mesi dopo, e gli ho risposto quasi subito (un po’ più di tre mesi, insomma, per un messaggio che ha fatto Arezzo Rivalta Bormida e ritorno, vero, ma facendolo nel web non ha percorso chilometri, se i chilometri li contiamo sull’asfalto o sulla strada ferrata).
Nel messaggio mi racconta che ha cercato parecchio il mio libro, e alla fine l’ha trovato direttamente presso l’editore (che sta a Civitavecchia, in via Terme di Traiano 25, a 485 chilometri da casa mia) che, immagino, gliel’ha spedito (per un 225 chilometri, circa).
Mi ha scritto per chiedermi: “e allora, questo beneamato paesaggio americano, cos'ha di tanto speciale?” (il mio, di libro, si chiama ‘Paesaggio americano’. E il suo ‘Sergio Leone. America e nostalgia’). E mi ha scritto anche una cosa che mi è piaciuta moltissimo (che se mi dice che è d’accordo un giorno la copio qui).
Così ho cercato il suo libro. Anche perché, come gli ho scritto, “Leone ha diretto uno dei film della mia vita, 'C'era una volta in America' (un film che sarei disposto anche solo ad ascoltare, tanto sono belli i dialoghi).”
Ho mandato prima un mail al suo editore (che, come detto, sta nella parallela alla via dove abitano i miei, ma quando gli ho mandato il mail ancora non lo sapevo, anche se sapevo che sta ad Alessandria, e quindi sarei potuto andare a ritirare il libro in bicicletta, se loro accettavano). Mi hanno invece consigliato di cercare il libro in una libreria che, guarda caso, è anche “la mia” libreria (si chiama Gutenberg, sta in via Caniggia 20 e da dove lavoro, a piedi, ci si va in meno di cinque minuti – non è la mia libreria per questo, comunque. Io lavoro in centro città, e a piedi posso raggiungere quattro librerie praticamente equidistanti. Gutenberg, fra queste, è decisamente la migliore. Anzi, mi sbilancio e dico che è l’unica degna libreria cittadina).
Il signor Gutenberg (che non si chiama così, come si può immaginare) ha controllato nell’apposito scaffale dedicato all’editore Falsopiano (e intanto mi ha detto che sta in via Baggiolini, una parallela alla via dove abitano i miei) ma il libro di Roberto Donati non c’era. Lo devo procurare dal distributore, m’ha detto. Il distributore sta a Torino, in via Bardonecchia (a circa 100 chilometri da Gutenberg) e consegna i libri una volta alla settimana.
Quindi, in una settimana, il libro è arrivato a Gutenberg, io sono andato a ritirarlo e ho infine iniziato a leggerlo nella pausa pranzo, a casa dei miei.

p.s. il titolo del post, ahimè, è davvero una citazione dei Muppet




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27 febbraio 2006
Lo scrittore che corre

M’è successo di passare per il sito bilingue di Mauro Covacich.
Due pagine mi sono piaciute in particolare.
Quella dei “percorsi” (io, che corro massimo 26, 27 metri, invidio chi arriva a correre la maratona di New York, anche per i posti che percorre).
Quella denominata “libri che vorrei aver scritto”. Due dei quali avrei voluto scrivere anch’io (e no, sorprendentemente fra i due non c’è quello in cui si racconta “the shot heard ‘round the world”).
A Mauro Covacich devo anche una frase che m’ha fatto molto sorridere: “Slava trombante è una tautologia” (la dice un personaggio femminile del suo libro più recente).




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20 febbraio 2006
"Mi sono ammalato ed è come se fossi morto. Il deserto è entrato dentro di me, il mio cuore si è fatto sabbia e credevo che il mio viaggio fosse finito"...
Luca Coscioni è morto oggi.



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