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Il blog di Beppe Giuliano Monighini. Dal 2003
28 agosto 2012
La stoffa giusta

L’ultimo viaggio di NeilArmstrong, e un articolo su quelli che sono stati sulla luna, mi han fatto tornare la voglia di rivedere ‘Uomini veri’, pessima traduzione dell’originale ‘The right stuff’ (perché allora non un maccheronico La stoffa giusta?), tratto dal libro di Tom Wolfe che racconta la storia dei Mercury-7, i primi astronauti del programma spaziale americano, e di Chuck Yeager, il primo pilota a volare alla velocità del suono.

Yeager lo fa ilmeraviglioso Sam Shepard mentre il General Chuck Yeager, come accreditato nei titoli di coda, proprio lui interpreta Frank, il proprietario del Poncho’s Place: “se calcolassi tutte le ore che vi ho passato in quegli anni, sarebbero più di quelle che ho speso in un cockpit” ebbe a dire lo stesso Yeager.




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7 agosto 2012
Cinema d'agosto: un grande film civile


Me l'ero perso al cinema, l'ho recuperato (abbastanza casualmente).
Se ancora non l'avete visto, questo The Conspirator di Robert Redford merita!
Anche con grandi attori: il giovane James McAvoy, la splendida Robin Wright ex-Penn, un irriconoscibile Kevin Kline, il mio personale preferito Colm Meaney...



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8 marzo 2010
Qualche serata al cinema

 
   Negli ultimi tempi, almeno, ho visto qualche film...
Balla coi Na’vi

Grassa città di rovine

Giovani e belli. Ma...
 (leggi su parolae.it)




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2 marzo 2009
Altra altra Hollywood
 Il Borgogno (se diciamo “il Mereghetti”, dobbiamo dire “il Borgogno”, no?) su parolae, con “Ci vuole una barca più grande...” rilancia il ciclo dei film dell’Altra Hollywood (avviato da me, peraltro).
Si attendono inquietanti sviluppi...



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3 febbraio 2009
“Forse i peggiori lo sognano più di tutti”

 Un “ciclo immaginario” (come lo definisce la Direttora) di film della cosiddetta altra-Hollywood
Con la pre-lista da cui li ho (faticosamente) selezionati
E la
colonna sonora...

Potete leggerlo su Parolae. Io ci ho messo circa sei anni a scriverlo. Grazie al cielo Parloae non è un quotidiano...




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letteratura
30 ottobre 2008
La tomba del mio bisnonno Serafino e la moralità di Lady Brett
 Ieri ho prima terminato di rileggere Fiesta di Hemingway, poi sono andato al cimitero a pulire la tomba del mio bisnonno, Serafino (fra l’altro: son quello che ha interrotto la tradizione, che durava da parecchio, di intervallare il nome Serafino a quello Giuseppe per i maschi della mia famiglia: spero i miei figli me ne siano un giorno riconoscenti).
Non ho fatto in tempo a conoscere il mio bisnonno, che morì nel ’61, di lui so solo quel che mi aveva raccontato mio padre, e sono l’ultimo vivo che ne conservi una qualche memoria. Se i miei figli non avranno voglia di ascoltare il mio racconto di quel (poco) che so del bisnonno Serafino, ogni ricordo di lui andrà perduto insieme a me.
Pulendo la tomba pensavo questo, e pensavo pure che nessuno più legge Hemingway (mi pare), come nessuno più legge F.Scott Fitzgerald, peraltro. I loro romanzi rischiano di fare la fine dei ricordi del mio bisnonno, insomma. (...)

continua a leggere su parolae.it

*****
Qualche sottolineatura da 'Fiesta':
Per chi fa il giornalista, è essenziale scoprire scappatoie eleganti di questo genere, perché un’importante regola morale del mestiere è che non devi mai dare l’impressione che stai lavorando.

Ho la brutta abitudine di immaginare quel che succede nelle camere da letto dei miei amici.

Mi guardava negli occhi con quel suo modo di guardare che ti induceva a chiederti se davvero vedeva qualcosa con quegli occhi. Continuavano a guardare anche quando gli occhi di chiunque altro al mondo avrebbero smesso. Guardava come se sulla terra non ci fosse niente che non avrebbe guardato a quel modo...

È facilissimo reagire con freddezza alle cose durante il giorno, ma di notte è tutto un altro discorso.

Ci fermammo a bere qualcosa.
«Certo che mi piace bere» disse Bill. «Dovresti provare anche tu qualche volta, Jake.»
«Su di me hai quasi centoquarantaquattro bicchieri di vantaggio.»

Non ha senso che per il solo fatto che faccia buio si debbano vedere le cose in maniera diversa da quando c’è luce. No, accidenti, non ha senso!

«Tutti si comportano male» dissi. «Basta dargli un’occasione.»

«Probabilmente deve loro dei soldi» dissi. « È per questo, di solito, che la gente diventa cattiva.»

Il toro che uccise Vincente Girone si chiamava Bocanegra, era il numero 118 dell’allevamento di Sanchez Taberno e fu ucciso da Pedro Romero come terzo toro di quel pomeriggio. Gli tagliarono l’orecchio, a richiesta generale, e lo consegnarono a Pedro Romero, il quale, a sua volta, ne fece dono a Brett, che lo avvolse in un fazzoletto di mia proprietà, e lasciò poi orecchio e fazzoletto, insieme con numerosi mozziconi di Moratti, in fondo a un cassetto del tavolino accanto al suo letto all’Hotel Montoya di Pamplona.

...Il taxista si avviò su per la strada. Io mi appoggiai allo schienale. Brett mi si avvicinò. Sedevamo stretti l’uno contro l’altra. La cinsi con un braccio e lei si appoggiò a me, comodamente. La giornata era assai calda e luminosa, e le case erano di un bianco abbagliante. Voltammo sulla Gran Via.
«Oh, Jake» disse Brett, « ci saremmo potuti divertire tanto insieme.»
Davanti un poliziotto a cavallo in divisa cachi dirigeva il traffico. Alzò il suo bastone. La macchina rallentò, spingendo improvvisamente Brett contro di me.
«Sì» dissi. «Non è carino pensarlo?»




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18 settembre 2008
Due film civili e un libro sul nord

«Io non sono quello da uccidere, sono quello da comprare.»

 

ho visto Bobby, e Michael Clayton

ho letto ‘Nord’

 

su parolae.it 'Due film civili' e 'Qui al Nord'




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26 agosto 2008
Parolae, parolae, parolae

Nel frattempo:

riesco finalmente a ascoltare i Little Feat (perfino ‘Waiting for Columbus’) e mi piacciono moltissimo;

ho letto quattro libri (contemporaneamente temo) e sento la mancanza del Beppe Viola;

si son fidati a farmi scrivere un editoriale;

e ho riscoperto le canzoni sfuse...




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27 marzo 2006
...

C'è vita dopo colazione

Il rock’n’roll ormai lo suonano perlopiù sessantenni (e lo ascoltiamo noi di mezz’età, soprattutto).
Avere (e avere conservato) la testa fine non è necessario per suonare il rock’n’roll, ma di certo aiuta.
Il signor Ray Davies da Muswell la testa fine (calda, molto calda, e anche molto fine) ce l’ha sempre avuta e sembra averla conservata anche con il raggiungimento dei sessant’anni.
(Lo posizionerei in una famigliola molto ristretta di musicisti del rock’n’roll davvero intelligenti, anche se decisamente squilibrati, con Pete Townshend e il loro unico figlio Paul Weller.)
 
continua a leggere su Parolae


Pino's Picks, vol. 1

Il rock’n’roll ormai lo suonano perlopiù sessantenni, dicevo.
Anche Bruce, per quanto possa sembrare incredibile, sta arrivando ai 60 (succederà il 23 settembre 2009). Sulla finezza della sua testa non mi pronuncio, sul livello del suo rock’n’roll invece, decisamente sì.
Insomma, lo sappiamo, tutti noi ascoltatori di mezz’età. Almeno in questo esiste, vivaddio, una chiara separazione, un buoni/cattivi, un bianco/nero incontrovertibile. Chi ha visto almeno un concerto di Bruce Springsteen sa con certezza cos’è il rock’n’roll. Chi non l’ha visto, be’, sta fra i cattivi, nel nero… 
 
continua a leggere su Parolae




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6 marzo 2006
Libri nascosti

Mi sono finto intervistatore. Per scovare “libri nascosti”:
Anche il nostro 
Direttore l’ha fatto. E ha scovato una storia di quelle belle e importanti.
su Parolae.it




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27 febbraio 2006
Sciancata, a mezza via tra bellezze e "fazzoletti"

Il nuovo disco di Ivano Fossati (L’Arcangelo) l’ha ascoltato Lucia Falzari (la frase che dà il titolo a questo post, e trovo bellissima, è sua).

Il nuovo disco di Francesco De Gregori (Calypsos) l’ha ascoltato Francesca Lozito (e le è piaciuto: “lo stupore, si sa, è qualcosa che si gode in un momento solo fino in fondo”).

Io pensavo di scrivere degli Who e di Pete, visto che in questo periodo praticamente non ascolto altro.
Poi ho pensato che tanti l’hanno già fatto, e sicuramente meglio.
Poi mi sono svegliato, una mattina, con in mente il verso di una canzone.
Dice “Anyone can have an opinion”. E mi pare un gran verso d’esordio per una canzone. Tutti possono avere un’opinione.
La canzone si chiama
'Jools and Jim’


Su parolae.it




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6 febbraio 2006
Il volo dell'elefante bianco


Il Bristol Brabazon. Una storia che m'ha affascinato.
E che potete leggere su parolae, qui




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26 luglio 2005
Londra
   ...e qualcosa su Londra, approfittando della bella biografia di Peter Ackroyd, l'ho pure scritto.


Potete leggerlo, se vi va, su Parolae











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20 giugno 2005
Dinamiche del corteggiamento (per uomini di mezza età)

Bene (bene?). Ho scritto la recensione di un film, più o meno.
Parlando delle dinamiche del corteggiamento (per uomini di mezza età, ovvio).
Per quel che ne so.

Ne potete leggere su Parolae, se vi va.




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11 aprile 2005
Fatene quello che volete. 'La pace come un fiume' di Leif Enger
Lo dico subito: La pace come un fiume di Leif Enger è un grande libro. Uno di quei libri che si è fortunati a leggerli. Fatene quello che volete.

Io e La pace come un fiume ci siamo incontrati per caso: un estratto del primo capitolo stava all'interno della relazione (molto bella, fra l'altro) tenuta in un'Officina di Bombacarta da Toni, un amico che me l'ha inviata. Quel testo m'ha colpito, sono andato a cercare il libro da Gutenberg (la mia libreria, l'unico in Alessandria a non essere un salumiere dei libri) e... il libro non c'era ma - coincidenza (?) - era lì il rappresentante di Fazi Editore. Mi prendo così un sacco di complimenti a gratis (gran bel romanzo, davvero ottima scelta, ecc.) e, sul prezzo, anche il caldo suggerimento a leggere Il dolore di Manfred di Robert Mcliam Wilson, che con Fazi ha già pubblicato Eureka Street (non ho ancora letto nessuno dei due). Gli strappo la promessa di fare arrivare il libro di Enger al più presto.

Continua a leggere (se vuoi) su Parolae




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10 marzo 2005
Noblerot, decomposizione nobile

La storia di un film mai girato che doveva essere ambientato fra i vigneti del nord della California, oltre vent’anni prima del celebrato 'Sideways'.
Anche la storia degli ultimi giorni di un grande attore destinato a morire giovane.

Jay Sandrich, dal 1970 al 1977 regista della fortunatissima serie televisiva 'Mary Tyler Moore Show', aveva letto le 116 pagine della sceneggiatura di ‘Sweet Deception’. Si trattava di una commedia romantica in cui un giovane onesto e ingenuo porta un nuovo vino californiano a una gara di degustazione, si innamora, resta implicato in un traffico di diamanti e alla fine trionfa, conquistando vino, diamanti e la donna.
Sandrich pensava, per il protagonista, a un Cary Grant o a un Jimmy Stewart in versione aggiornata: propose la parte a Chevy Chase che rifiutò.
Jay Sandrich ricevette una telefonata del suo agente, Michael Ovitz: «Che ne diresti di John Belushi?»
«Arrivederci», rispose Sandrich. 

Continua a leggere la storia su Parolae 




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2 marzo 2005
Dio non ti consegna un tacchino a domicilio

Su parolae.it la storia di J.R.Richard, campione del gioco del baseball, poi senzacasa, poi...








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