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Il blog di Beppe Giuliano Monighini. Dal 2003
4 maggio 2009
Riuscendo in qualche modo a evitare quel buco nero
 Tutti noi vorremmo essere qualcun altro, almeno in un qualche momento della vita, vero?
(Semmai dovremmo chiederci seriamente come stanno andando le cose se volessimo essere qualcun altro sempre, senza apprezzare neanche un istante da “sé stessi”.)
Io, dovendo scegliere qualcun altro da essere, avrei scelto Jackson Browne.
O Sam Shepard.
O un incrocio tra i due, meglio ancora.
Di Sam Shepard ho letto ‘Il grande sogno’ (‘Great Dream of Heaven’), una raccolta di racconti – diciotto – pubblicato da Feltrinelli. Mi sono piaciuti, complessivamente. Non mi hanno fatto impazzire. Forse il migliore è ‘Da qui a Coalinga’, con un uomo che telefona alla propria donna per dirle che la lascia per un’altra...

“Che differenza fa? Cambiare donna. Credi che questo risolverà qualcosa, che cambierà qualcosa?”
“Non so” dice lui.
“Insomma, qualunque cosa sia ciò che ti sta... che ti spinge a farlo... Ce l’hai dentro, capisci? Passare da una donna all’altra non farà nessuna differenza. Non risolverà niente.”
Salvo scoprire – sempre al telefono – che l’altra non ha nessuna intenzione di andarsene con lui.
Poi il racconto che dà il titolo al libro ‘Il grande sogno del Paradiso’ con l’amicizia tra due vecchi che finisce per amore di una cameriera.
Una notevole riflessione del ragazzino protagonista dell’avventura manierata di ‘L’uomo dei cavalli’:
E.V. mi fece l’occhiolino di nascosto da mio padre e da quel gesto capii che al mondo c’erano anche adulti che sapevano prendere la vita con un po’ di brio riuscendo in qualche modo a evitare quel buco nero in cui era caduto papà.
e una frase finale (dell’ultimo racconto “cinematografico”) da sottolineare:
Quanto tempo è passato dalla prima volta che l’ho baciata e chi fingevo di essere allora?

‘Tender Is The Night’ è una canzone di Jackson Browne. E un libro di Francis Scott Fitzgerald (non necessariamente in quest’ordine di importanza). Che non avevo ancora letto (succede), un “buco” colmato volentieri e piacevolmente. ‘Tenera è la notte’ non ha fatto su di me lo stesso effetto che mi fece ‘Belli e dannati’ semplicemente perché un libro ti impressiona maggiormente nell’adolescenza che non ai confini della mezza età (confine oltrepassato, ormai, non che si approssima, accidenti). Come sempre, Fitzgerald è impareggiabile nel renderci la parabola di un uomo dal brillante successo mondano all’amaro declino, al fianco di una donna straordinariamente affascinante e altrettanto instabile (romanzare le proprie vicende è più semplice del romanzare quelle altrui, a quanto pare).
Quasi tutti abbiamo un periodo favorito, eroico, nella vita, e quello fu il periodo di Dick Diver. In primo luogo non aveva idea di essere affascinante, non aveva idea che l’affetto che egli dispensava e che inspirava, era qualcosa di insolito tra la gente ricca. Nell’ultimo anno a New Haven qualcuno lo aveva ribattezzato «Dick il fortunato»: il termine gli era rimasto in testa.

...aveva addosso quell’aria particolare di chi ha conosciuto quanto di meglio c’è al mondo.

- È giusto, - rispose Franz. – Tu sei americano. Puoi farlo senza danneggiarti nella professione. A me non piacciono questi luoghi comuni. Presto ti metterai a scrivere libriccini intitolati Profondi pensieri per i laici, così semplificati da essere una garanzia che non susciteranno alcun pensiero.

- Il mio garbo è un trucco del cuore.
Questo in parte era vero. Dick aveva imparato da suo padre i bei modi un po’ imbarazzati del giovane del Sud emigrato nel Nord dopo la Guerra Civile. Spesso li usava e ogni volta li disprezzava, perché non erano una protesta contro la bruttezza dell’egoismo ma contro la bruttezza delle apparenze di esso.

Non potendo essere né l’autore di ‘Il grande sogno’, né quello di ‘Tender Is The Night’ (la canzone, non il libro), in questo momento non mi dispiacerebbe poi troppo essere Gianrico Carofiglio del quale, uno dopo l’altro (e nell’ordine giusto), ho letto ‘Testimone inconsapevole’ e ‘A occhi chiusi’ – ero invece partito nell’ordine sbagliato leggendo, qualche tempo fa, ‘Ragionevoli dubbi’ che adesso mi tocca riprendere, per concludere ordinatamente la trilogia di avventure giudiziarie.
Carofiglio è, lo dico in modo semplice e banale, il miglior scrittore italiano attuale. I suoi romanzi (gli americani probabilmente li definirebbero legal-thriller) sanno catturare, commuovono. Tutti noi vorremmo essere (e dagli!) come l’avvocato Guerrieri; e in sovrapprezzo nei suoi libri ritrovo un sacco di musica libri dischi quadri che sono miei, e scatta perciò la sempre piacevole identificazione.

A questo proposito: non posso dire di no a Nick Hornby. Così, quando ho letto:
L’altro giorno ero in una libreria a sfogliare un volume che si intitolava più o meno I 1001 libri da leggere prima di morire (e, senza far nomi, devo dire che il compito imposto dal titolo è impossibile per definizione, visto che almeno quattrocento dei libri indicati ucciderebbero comunque)
sulla quarta di copertina di ‘Shakespeare scriveva per soldi’, un’altra raccolta dei suoi articoli per una rivista statunitense (alcuni dei quali ripresi da noi da ‘Internazionale’), l’ho immediatamente comperato. E Nick, ancora una volta... è stato Nick. Io sono assolutamente parziale nel giudizio, tanto che ho di recente letto ‘Tutto per una ragazza’, quello scritto su e per gli adolescenti, e perfino ‘Tutto per una ragazza’ - il suo libro che tutti hanno stroncato - a me è piaciuto. D’altronde gli posso perdonare tutto, se continua a scrivere periodi come questo:
«E cosa ti fa credere di volere un figlio? Non sei riuscita nemmeno a badare a un pesciolino.»
«Quello è stato anni fa.»
«Sì. Tre anni fa. Allora eri una bambina e sei una bambina anche adesso. Dio mio. È incredibile che stiamo parlando di questo.»
«Cos’è successo al pesciolino?» chiesi. Ma tutti mi ignorarono. Era una domanda stupida. Al suo pesciolino era successa probabilmente la stessa cosa che era successa al mio e al pesciolino di tutti. Mica li vendi o li dai in adozione, no? Finiscono tutti nello scarico del water.

Anche se Nick ha appena perso il titolo di autore di miglior libro generazionale calcistico inglese. Lo sfidante, che ha vinto per kappaò, si chiama David Peace e il suo libro ‘Il maledetto United’. Non lo consiglierei a tutti, certo, perché non credo che tutti apprezzerebbero allo stesso modo un romanzo ambientato agli inizi degli anni settanta per seguire le avventure del funambolico allenatore Brian Clough: fra la carriera spezzata da un infortunio e il Derby County portato al titolo, un flashback raccontato in seconda persona, e i quarantaquattro giorni catastrofici alla guida del Leeds United, la squadra più odiata (odio del tutto ricambiato da giocatori e ambiente), raccontati in prima persona.
Ciò detto, ‘Il maledetto United’ è semplicemente straordinario, non riuscivo a smettere di leggerlo, e sarò uno delle tre quattro persone, in Italia, che vorranno vedere il film che ne hanno tratto. Anzi, aggiungo, ‘Il maledetto United’ mi è piaciuto tanto quanto mi piacque, all’epoca, ‘Alta fedeltà’.

Infine, di due altri libri ho raccontato su parolae. Due libri che non hanno assolutamente niente che li accomuna. Uno è ambientato fuori dalla porta di casa mia (per dire: ho preso la bicicletta e sono andato a vedere dove sta, adesso, il numero 34 di via Dante), l’altro in un posto di cui non so niente, che riesco a immaginare solo grazie alla bravura dell’autrice nel farcene sentire i rumori gli odori e la musica, Semplicemente, li ho letti contemporaneamente, e questo resta l’unico, minimo, comune denominatore. Forse.
Sono ‘Legami di morte’ dell’alessandrino Angelo Marenzana, un ottimo poliziesco, e ‘Gente di Mumbai’ di Munmun Ghosh, libro pendolare di una giovane scrittrice indiana (il titolo originale, che io trovo migliore della traduzione, è ‘Hushed Voices’, voci zittite).




permalink | inviato da GrandeTaxiGiallo il 4/5/2009 alle 7:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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