SMALL TOWN SATURDAY NIGHT
“Ehi, non serv
e correre così forte, tanto non c’è
nessun posto dove possiamo andare.”
Il tipo, Marlon, forse sorride sotto il suo cappello da cowboy. Di certo non
rallenta. Continua a correre a novanta miglia l’ora.
Non so se si chiama davvero Marlon, ma io ho deciso così. Sembra un Brando
giovane, terribilmente fascinoso.
“Il mondo è piatto. Deve essere piatto... la gente che lascia Deadwood non ci
torna mai. Appena dopo i segnali del confine della città, precipitano in una
specie di canyon. Katie Lee è andata via lo scorso anno, e nessuno ne sa più
niente. Fosse diventata una star del cinema... Katie Lee era la più bella di
noi ragazze di Deadwood, il cinema avrebbe fatto uno strappo alla regola, e
invece di ridare film con Elvis che tutti abbiamo visto tre volte...”
Marlon imperturbabile continua a correre, filato; probabilmente senza
ascoltare.
“Anche Vince e Bobby non sono più tornati... beh, è probabile che siano dentro
da qualche parte per furto d’auto, quei due...”
Sono una stupida ragazzina di diciannove anni che parla troppo, lo so.
Il tipo col cappello da cowboy era da Harlan’s, stasera. Mai visto prima.
Mentre cantavo ‘She’s In Love With The Boy’ non ha tralasciato un attimo
di fissarmi. Canto bene, io.
“Se potessi lasciare questa città, se potessi lasciare il lavoro alla fabbrica,
se potessi andare a Nashville...”
Forse Marlon mi ci porta, a Nashville. Forse. Devo parlare meno, accidenti, se
no mi scarica, questo.
“Ehi, stai mica pensando di scaricarmi, tu? Non voglio che mi scarichi. Mi
hanno scaricata troppe volte...”
Magari mi ascoltasse. Magari rallentasse. Gli farei prendere la strada che va
giù al fiume.
“Ehi, non serve correre così forte, cowboy. C’è la strada che va giù al fiume...”
Magari non sarà quello che mi porta via da qui, che mi porta a Nashville, ma
almeno che sia quello che mi si fa, stanotte.
“Ehi, se devi continuare a stare zitto...”
E se deve continuare a stare zitto, almeno che sia forte perché ne ho bisogno,
cazzo.
“Ehi, che c’è da guardare?” Marlon non guarda me, non guarda i miei capelli un
po’ troppo biondi per essere naturali, ma continua a sbirciare nel retrovisore.
“Luci.” Se ha aperto la bocca, o l’ha anche solo mossa, per dirlo, io non me ne
sono accorta.
“Ehi, anche a Deadwood c’è qualche macchina in giro, il sabato sera. Sarà...”
“Fanno i fari. Ce l’hanno con noi.”
“Se è lo sceriffo, non preoccuparti, cowboy. So alcune cose di lui... di quelle
cose, se capisci...”
Non è lo sceriffo. Non è dello sceriffo l’auto che ci affianca. È il vecchio
macinino di Sam.
“Sam. È sicuramente pieno a quest’ora. Me la farei sotto ad andare in macchina
con lui, a questa velocità. E quella col rossetto troppo rosso…”
…Lucy, che aspetta solo che uno la raggiunga sul sedile di dietro.
Cazzo. Il terzo seduto di fianco a Sam è Mitch. Guai in vista.
“Non è che sia il mio uomo, Mitch, non è che stiamo proprio proprio insieme. È
lui che se l’è messo in testa, ma io...”
“Dio santo.” Marlon l’ha aperta la bocca, stavolta. E si è tolto il cappello da
cowboy. È un po’ stempiato. È visibilmente preoccupato. Mitch ci punta una
pistola e ride.
“Sta tranquillo; è pazzo, Mitch, ma non è il tipo che spara... Sei pazzo Mitch
- gli urlo - piantala, metti via quella pistola!”
Mitch continua a puntarcela. Marlon ha chiuso gli occhi, mi sembra. Ripete “Dio
santo” appena un attimo prima che Mitch faccia fuoco.
La macchina sbanda, in uno stridore di ruote, senza perdere velocità, si mette
su un fianco, sprigiona scintille sfregando sull’asfalto, si cappotta, una due
troppe volte...
canzoni
suggerite:
“small town saturday night” pat alger
“trouble” elvis presley
“she’s in love with the boy” trisha yearwood
“burma shave” tom waits
| inviato da
GrandeTaxiGiallo il 10/10/2012 alle 7:50 | |